Archivio per la categoria ‘riflessioni e altro’

E facciamolo strano!!!!!

Pubblicato: 21/10/2011 in riflessioni e altro

Stanchi dei soliti, monotoni, classici della Seconda Guerra Mondiale, magari fatti sempre con le insegne dei soliti noti assi della caccia?? Non ne potete più di grigi aerei americani tutti uguali fra loro? Volete cambiare un po’ dopo aver fatto il quarantesimo F-104 con le coccarde italiane?? Se la risposta a tutti questi impegnativi e amletici quesiti è si, allora ho la soluzione che fa per voi!!! Proviate a cercare un po’ nel variegato mondo delle aviazioni minori, sparse qua e là per il globo terracqueo, e avrete di che divertirvi! Anzi, vi si spalancheranno delle porte che danno su un mondo le cui possibilità sono infinite! Dalle aeronautiche minori del continente europeo, a quelle africane, centro e sudamericane, fino a quelle asiatiche: qui troverete pane per i vostri denti e aggiungerete alla vostra collezione pezzi rari e interessanti. Io da quando ho cominciato a esplorare questo filone, non ho più smesso. Fare ricerche in questo senso è assai divertente ed eccitante, inoltre su alcuni forum si trovano ampie discussioni dedicate a questo tema.
Avete capito, quindi? Basta Messerschmitt, P-51, Spitfire. Dite no a F.16 e soci. Buttatevi in rete e cominciate a ricercare: vedrete che, una volta spento il vostro pc, sarete guidati immediatamente verso il più vicino negozio di modellismo e il vostro magazzino scatole si riempirà di MiG e altre strane creature volanti pronte e a ricevere mimetiche e coccarde mai viste.

Provare per credere!!!

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One step beyond!!!

Pubblicato: 03/03/2011 in riflessioni e altro

Ebbene si, è giunto il momento. E’ giunto il momento di dare la mia tesi specialistica in modellismo. E’ giunto il momento di provare a fare quel passo in avanti e provare ad applicare nuove tecniche, un po’ più avanzate e avvicinarsi alle opere dei “maestri”. E’ arrivato il momento di modificare, migliorare, attenersi scrupolosamente alla documentazione. O perlomeno di provarci. Non mi laureerò con il massimo dei voti? Poco male, si può provare e riprovare, finchè i risultati non saranno quelli che voglio io! E poi -perché dovrei?-, non si abbandona del tutto il passato: ogni tanto qualche montaggio rilassante si può sempre fare, da scatola, senza patemi, per il puro divertimento e per poter aggiungere nuovi pezzi alla mia vetrina e non veder crescere in maniera incontrollata la pigna delle scatole da fare. E ho deciso che il passo in avanti s’ha da fare tanto negli aerei quanto nelle automobili, e ho deciso che farò la tesi con un bel MiG-21 in 1/32 e una Formula 1 Tamiya in 1/12 ancora de decidere. E’ arrivato il momento di andare oltre, un passo oltre. One step beyond, come la celeberrima canzone dei Madness.

 

Una volta un utente di un forum che frequento io ha lanciato un interessante spunto di discussione: la solitudine del modellista. Ed è proprio questo di cui voglio parlare in questo intervento, perché lo spunto è davvero notevole e merita un approfondimento. Perché effettivamente, se non ci fossero gli spazi come i forum, dove moltissimi appassionati si trovano a discutere, la vita del modellista sarebbe davvero grama, soprattutto nell’epoca di oggi dove a dominare ci sono computer, videogiochi, televisione, e ahimè, valori inculcati in modo tale da far apparire chi si trastulla con plastica, colori e libri di storia solo un patetico perditempo. E’ davvero così o questo è solo frutto di pregiudizio? La seconda risposta è quella valida. Come de lesto è un altro pregiudizio diffuso e invero assai fastidioso, l’idea che va diffondendosi presso alcuni benpensanti dal modesto orizzonte intellettuale, che tutti i modellisti, specialmente quelli che fanno aerei e mezzi militari, siano una congrega di guerrafondai repressi ed esaltati, fieri veicolatori dell’apologia della violenza, una specie di futuristi post-litteram con le loro bislacche idee di guerra come sola igiene del mondo. Niente di più errato. Aldilà della mia ampollosa divagazione colta, il succo del discorso è questo: dietro la riproduzione di uno strumento di morte come può essere un carro armato o un aereo armato fino ai denti c’è tutto fuorché l’esaltazione della guerra. Ci può essere la semplice ammirazione per l’aspetto tecnologico ed estetico: è fuor di dubbio che ogni aereo, dai primi biplani ai più moderni jet invisibili ai radar, siano dei veri e propri capolavori dell’ingegno umano e dei veri e propri monumenti ad esso (basta semplicemente correlare ogni aereo alla sua epoca e davvero non si può non rimanere a bocca aperta davanti all’ingegnosità di alcuni progettisti e ingegneri!) L’utilizzo che se ne vuole è demandato alla coscienza del singolo, e purtroppo ci sono coscienze più bacate di altre. Ma questo è un altro discorso! Altra motivazione che sta dietro al modellismo è quella del tutto opposta all’esaltazione della guerra, ovvero la sua condanna, messa in atto con uno strumento semplicismo: la memoria. Tramandare alle nuove generazioni quella che è stata la storia, per fare si che si evitino altri errori, altri orrori, altre tragedie. Terzo motivo: l’interesse per la storia. E di conseguenza, uno strettissimo legame con il punto due. Quanto al sentirsi uno sfigato, io personalmente no. Permettetemi una punta di qualunquismo, che tutto sommato non ci sta mai male: se l’alternativa al modellismo è quella di rincoglionirmi davanti a una televisione a farmi appiattire il cervello da programmi da serie Z, andare in discoteca e sballare fino a schiantarmi contro un muro, languire nell’inedia, a questo punto dico: meglio un modello! Come l’accanito lettore dirà meglio un libro, come chiunque altro hobbista dirà meglio il mio hobby. Detto questo, torniamo al punto centrale: vi è la necessità di fare uscire il modellismo dalla nicchia in cui si trova, e perché ciò sia possibile, è necessario che innanzitutto si abbandoni l’eccessivo tecnicismo e la regolamentazione da salon che si respira in alcuni concorsi; avvicinare le nuove generazioni con laboratori, corsi e altre attività che permettano al bambino di prendere in considerazione l’idea di creare qualcosa con le proprie mani. Ma ahimè, con il periodo di tagli ai fondi, la prospettiva scolastica è da chiudere nel cassetto dei sogni (voglio essere ottimista e non parlare di utopia). Sono queste le soluzioni per fare si che lo spazio di discussione del nostro hobby non sia limitato ai soli forum specializzati, quasi a volersi nascondere come gli alcolisti anonimi.

Esattamente un anno fa (le coincidenze della vita!) scrissi un articolo dal titolo un po’ di filosofia modellistica, che trovate su queste righe nella sezione “riflessioni e altro”. Ora volevo approfondire un paio di temi, qualcosa che secondo me nel modellismo ancora non va e che sta facendo di esso un arte da salòn, come già avevo auspicato che esso non divenisse.

Innanzitutto, una considerazione la meritano i modellisti cosiddetti “contarivetti”, ovvero quelli che sono pronti a stroncare un modello per un millimetro in più o in meno, per un rivetto di troppo, o altre simili cavolate. Premesso che ognuno è libero di divertirsi come meglio gli aggrada, e che non ho la pretesa di essere l’unico ad aver ragione in un mondo che ha torto, restano un paio di riflessioni da fare su questo punto. La prima riguarda la fruizione die miei modelli. Oltre al modellista e agli altri modellisti che eventualmente osservano il modello a una mostra, il resto delle persone che vedono un modello (possono essere i frequentatori occasionali di una mostra, i curiosi. gli amici o i familiari) e che costituiscono la maggioranza del pubblico fruente, poco o nulla sanno di cosa il nostro modello rappresenta, se non circoscritto nelle generiche categorie di aerei, mezzi militari, navi etc.; da ciò ne deriva che ancora meno sanno del fatto che la fusoliera di un Su-27 in 1/72 -a titolo di esempio- è più corta di mezzo millimetro rispetto alla corretta riduzione i scala, come attestato dai disegni. Sempre che, e questo spesso è un qualcosa che non viene tenuto conto, gli stessi disegni non siano errati! In conclusione, un lavoro di pittura ben fatto e ben curato, la cura dell’effetto scenico (a discrezione di ognuno di noi e della sua coscienza di modellista che gli indicherà i paletti entro cui stare) colpirà molto di più lo spettatore medio (che ripeto, anche a costo di essere noioso), che non la lunga trafila di modifiche fatta per portare il modello alla esatta scala, che molto spesso suscita nell’interlocutore il classico interrogativo se non avesse null’altro di meglio da fare. Nel loro pragmatismo, gli inglesi affermano che se assomiglia a un’oca, starnazza come un’oca e cammina come un’oca, allora ci saranno grandi possibilità che essa sia proprio un’oca! Che rapportato al modellismo sta a significare che nel momento in cui un kit assomiglia a un F-16, allora ci saranno grandi possibilità che esso sia un F-16!

Un secondo fattore che secondo me ha portato alla degenerazione del modellismo è l’invasione ormai incontrollata dei prodotti così detti aftermarket e della corsa sconsiderata ad essi, da parte di modellisti che, ancor prima di aver sottomano la scatola, si fiondano ad acquistare resine fotoincisioni spesso in maniera indiscriminata e talvolta inutile. Ma qui è necessario fare una piccola precisazione, perché a differenza del contarivettismo, l’uso di set di dettaglio trova ampie giustificazioni, e io stesso non ne faccio mistero di averne fatto uso. ma Veniamo a noi. Una giustificazione è data dalla scala: più una scala è grossa, più essa avrà bisogno di dettagli; quindi è vero e inconfutabile che, almeno che non si voglia fare un giocattolo, quando si lavora in 1/32 o superiori non si può prescindere da resine e soci. Già in 1/48 si può scegliere se usarli o meno e in entrambi i casi non è un delitto, essi diventano del tutto inutili nella scala 1/72, dove le dimensioni ridotte dei modelli rendono vano oltre che più faticoso un lavoro di dettaglio portato all’estremo.

Terzo punto: la coscienza del modellista. Ogni uomo, prima che ancora ogni modellista, ha una propria coscienza, che gli suggerisce cosa è giusto o non giusto fare. E sarà proprio quella vocina interna a guidarci nella costruzione del modello. Ma il punto è questo: la nostra coscienza dorme tranquilla? Io personalmente, sempre in ossequio a quanto affermato nel primo punto circa il pubblico fruente dei nostri modelli, non mi faccio problemi ad accettare quei compromessi che il dover rappresentare la realtà impone (avevo già distinto nel precedente articolo la riproduzione dalla rappresentazione), e la mia coscienza dorme tranquilla. Ed è per questo che esalto una tipologia di modellismo, tanto cara agli inglesi e americani, che giustamente tengono fede al loro motto che la vita è divertimento: è quella del what if… in cui ognuno di noi per un attimo abbandona paranoie da federo standard e altri tecnicismi da modellista professionale, per lasciar correre la propria fantasia. Voglio fare un Tomcat con insegne italiane anche se non ha mai volato con l’AMI? Perché no? Chi me lo vieta? Ho comunque raggiunto lo scopo del mio modellare, ovvero divertirmi, e questo significa aver speso bene i propri soldi e il proprio tempo!

Questa è la mia personale ricetta del fare modellismo, e come tale, perfettamente discutibile e fallibile. Dopotutto, non sono stato io a dire per primo che ognuno ha una propria coscienza e una propria concezione di divertimento??

 

Ebbene si, ora è ufficiale. Cambio scala. Dalla 1/48 scendo alla 1/72. È stata una scelta ponderata e sofferta, molto sofferta, ma alla fine si è dimostrata la migliore per il proseguo della mia carriera di modellista. I motivi che mi hanno spinto a questa scelta, sono innanzitutto da ricercarsi nella praticità. Essendo io appassionato di aerei moderni, questi in 1/48 hanno davvero dimensioni ragguardevoli e lo spazio in casa mia non è mai stato tanto. Solo che me ne sono reso conto troppo tardi, dopo che pervicacemente ho continuato a ignorare i consigli di chi mi stava attorno e che mi diceva di non prenderli così grossi perché poi avrei avuto difficoltà nel metterli una volta finiti. Un’altra ragione è che la scala si confà maggiormente alla mia idea di modellismo, fatta in maniera pragmatica preferendo la quantità alla qualità (questo ovviamente non vuol dire che i modelli li faccia male o senza cure, sia ben chiaro), i progetti semplici a quelli complessi, la vetrina piena piuttosto che l’armadio pieno di scatole. I modelli in 1/48 sono complessi e portano via un sacco di tempo e perdonano meno certe semplificazioni ed errori o omessi dettagli! Non sono uno che cerca a ogni costo la gloria nei concorsi e sono il primo a credere che il modellismo deve essere divertimento e soprattutto (e per questo si veda l’articolo sulla FILOSOFIA MODELLISTICA già pubblicato su queste colonne) è solo un compromesso fra la realtà e la sua riproduzione. I modelli in 1/48 stavano cominciando a diventare troppo lunghi e impegnativi e si accumulavano nell’armadio a ritmo serrato, invece la 72 mi darà modo di tornare indietro ai primi anni del modellismo, quando prendevo la scatola, in un paio di giorni la mettevo su e poi di filata al negozio a prenderne un’altra! Insomma tornare a respirare il profumo del modellismo di un tempo, quando il divertimento prendeva il sopravvento su ogni cosa! Bene, ora non mi resta che lanciarmi nella mia nuova avventura!

Questo è un blog che parla di modellismo, ma cos’è il modellismo? Tecnicamente, per modellismo si intende la riproduzione in scala della realtà. Ma quanto si può davvero parlare di riproduzione? Non sarebbe invero più corretto parlare di rappresentazione della realtà? Lo scopo di questo mio breve trattatello di filosofia modellistica è quello di illustrare la concezione che ho io dell’hobby e di conseguenza del mio modo di intenderlo. E l’illustrazione non può che partire dal tentativo di dirimere l’annosa questione: il modellismo è riproduzione o rappresentazione della realtà? Una volta risposto a questo, tutto il resto verrà automatico! E quindi seguitemi nel mio ragionamento o nella mia follia, a seconda di come ciascun lettore voglia interpretare queste righe.

IL MODELLISMO E’ RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTA’ E NON UNA SUA RIPRODUZIONE

La dimostrazione di questa mia affermazione è presto data: la riduzione in scala implica per forza di cose, per motivi fisici, la semplificazione di alcuni particolari e l’omissione di altri. I pezzi che compongono i nostri modelli in scala, sono dei compromessi e come tali inaccettabili perché si abbia una riproduzione. Quindi, per puro paradosso, l’unica cosa che può riprodurre perfettamente la realtà è la realtà stessa. Nel modellismo quindi, si può cerca di raggiungere il miglior compromesso possibile con la realtà.

Inoltre affermo che: IL MODELLISMO E’ UNA FORMA D’ARTE e come tale è e deve essere soggetta alla libera interpretazione del modellista; un modello può e deve essere l’esemplificazione e/o lo sfogo di determinati sentimenti e stati d’animo, che non possono e non devono essere in nessun modo ingabbiati in regole e schemi ben precisi.

Sostengo a gran voce che molto spesso l’impatto scenico di un pezzo dovrebbe prevalere sul “realismo” in senso stretto: ciò non vuol dire che il modello deve essere mal realizzato o mal costruito, ma volete mettere l’impatto visivo che ha su un visitatore delle mostre o a qualunque persona del tutto digiuna di elementi di aeronautica un aereo armato fino ai denti, anche se così carico non si muoverebbe nemmeno dal suo hangar?

Ora un paio di riflessione su un paio di punti topici: la moda del superdettaglio e le mostre. Per quanto riguarda la prima, anche parto sempre dal punto iniziale della mia riflessione: è impossibile ottenere una riproduzione della realtà. Certo, l’utilizzo sempre più assiduo di prodotti per il dettaglio estremo (per i raggiungimento del miglior compromesso possibile) ha innalzato di molto il livello dei modelli. Quanto alla mia concezione su questo punto è questa: solo dove necessario! I modelli più recenti raggiungono livelli di dettaglio così alti che è quasi superfluo aggiungere dei costosi gadgets in resina che magari renderanno più glam il vostro modello, ma che alla prova dei fatti si rivelano solo degli orpelli di dubbia utilità. Diverso il discorso su modelli un po’ più vecchiotti o che siano palesemente poveri di dettaglio in zone nevralgiche. Questi fanno storcere il naso anche a chi come non è un maniaco del dettaglio ma che comunque la frequentazione di mostre e concorsi ha avuto la mente traviata. Ah ecco, le mostre. Credo che siano arrivate a un livello dove la competitività è troppa e insostenibile, che richiede un sempre maggiore bagaglio tecnico. Le soluzioni sono due: o non partecipare, o cercare di dare un calmiere. E credo che sia necessario percorrere questa seconda strada, dato che per me le mostre sono un’occasione unica di confronto. Ma, per favore, non facciamo un modellismo da salòn, un’arte ufficiale come quella della Francia di metà ottocento, un modellismo fatto di tanti maestri e di tanti bacchettoni. Altrimenti si sarà costretti a fare un circuito alternativo, dove il modellismo è e sempre sarà un divertimento sano, scevro da regole, gabbie e pleonastici tecnicismi.

E se…mi fermassi a riflettere un attimo? Seriamente, con tutta la calma del caso e guardassi indietro e avanti, ma anche al presente. Lo faccio, mi fermo e rifletto. Cosa vedo? Che sbaglio sempre qualcosa, che faccio sempre una cavolata, che mi faccio prendere dalla fretta, che in un modo o nell’altro non c’è una volta che io riesca a fare un modello che non dico sia perfetto –la perfezione non esiste- ma che almeno no presenti gravi difetti o errori. Mi fermo, rifletto un attimo e vedo:

·        una interminabile pigna di scatole di montaggio ammonticchiate nel mio armadio, senza un nesso logico che colleghi i singoli soggetti se non quello della spesa per la spesa (che non è una operazione matematica che da come risultato la spesa al quadrato..)

·        di conseguenza tanti soldi spesi per niente

·        qualcosa come 200 scatole acquistate, 150 iniziate, meno di dieci modelli finiti…

·        mi sono intossicato per niente, inoltre il fatto di dover lavorare in spazi non proprio dedicati al modellismo non ha giovato

Ora, dopo l’ennesimo modello fallito eccomi qui a scrivere queste parole e a pensare di lasciare un po’ da parte il modellismo (non faccio più però la sparata di dire «Lascio tutto, addio!», come un paio di anni fa; sarò più cauto) e prendermi un po’ di riflessione. Nonché i modellismo precluda altre cose nella vita, ma forse ho perso troppo tempo e investito troppe risorse a vuoto nel mio hobby che è giunto il momento di darsi una regolata. Troppe occasioni ho sprecato e troppo tempo ho buttato chiuso in casa a respirare vernici, a zampettare senza costrutto da una scatola all’altra, accumulando magari accessori poi rimasti inutilizzati, sognando il grande modello che lasciava tutti a bocca aperta, salvo poi dover far scontrare questa mia utopia con la realtà. La realtà? Forse davvero non è l’hobby che fa per me! Qui ci vogliono ordine e pazienza, cose che in me sono presenti quanto i dromedari al polo Nord, non basta avere una mente immaginifica per far materializzare il modello! Non appena vernicio, vorrei che la pittura fosse già asciutta, in modo che possa continuare. Quando comincio a vedere vicino il traguardo, ecco la fregola di vedere il modello finito. Risultato? Modello rovinato, accantonato e uno nuovo iniziato. Moltiplicate il tutto per 10, 100 e otterrete la dimensione dello spreco!

Non sono capace di impormi di lavorare su un solo modello e non iniziarne un altro fino a che esso non è finito è più forte di me, in più se non sono io che rovina il modello ci si mette la sfiga, che faccio molto per attirare (se la fortuna aiuta gli audaci, la sfiga perseguita gli idioti!). risultato? Prendete lo Hien che sto costruendo adesso: un potenziale bel modello rovinato, che a breve o verrà accantonato a favore di un altro progetto, oppure completato per onore di firma ma con la conseguenza che ogni volta che lo guarderò non sarò soddisfatto del mio lavoro! Ergo, altri soldi comunque buttati…

Mi viene la depressione, la voglia di smettere, ma per ora mi prendo solo una riflessione e mi do ad altro, poi si vedrà! Non annuncio nulla, sputtanarmi ancora una volta non ne ho proprio voglia! Avevo già detto due anni fa di voler smettere, di non voler più aver nulla a che fare col modellismo, avevo annunciato che mai e poi mai sarebbe entrata in casa mia alcun’altra scatola, ma poi è successo tutto il contrario. E siccome non ho più l’età di bimbo, certe cose è meglio non spararle ai quattro venti salvo poi dover tornare indietro in maniera altrettanto plateale. E comunque lo Hien lo finisco…