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Lo chiamavano “Mezzolitro”…

Pubblicato: 27/02/2009 in Auto

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Due anni fa è caduto il cinquantesimo compleanno di questa leggenda a quattro ruote, nata alla fine degli anni’50 grazie alla brillante idea di Dante Giacosa. Per molti, che a quel tempo erano sbarbati, la 500 è stata la prima macchina, e sicuramente tutti noi ragazzi abbiamo sentito le mirabolanti avventure che i nostri genitori compivano alla nostra età in compagnia del «Mezzolitro». Piccola e compatta, molto economica, è stato il simbolo della motorizzazione in Italia, con una miriade di esemplari prodotti e venduti, riscuotendo un notevole successo anche all’estero: in Giappone ad esempio è divenuta oggetto di culto, mentre in Austria ne fu prodotta una versione su licenza dalla Steyr e ne fu prodotta anche una versione specifica per il mercato inglese, con annessa guida a destra! La 500 era solida come una roccia e veniva usata in qualunque situazione: per muoversi in città, per andare in vacanza, come romantica alcova dove appartarsi con le ragazze. Grazie al tettuccio apribile si potevano sperimentare ardite soluzioni come ad esempio provare a starci in sei, con il sesto passeggero che stava in piedi e sbucava dal tettuccio. Quando mio padre provo, lui e la sua compagnia di amici vennero ricondotti a più miti consigli da un vigile urbano!

Il mito della 500 si è ovviamente tramandato di generazione in generazione, e ancora oggi è possibile vederne in circolazione numerosi esemplari, alcuni così lucidi da sembrare appena freschi di concessionario.

Chi scrive prova un sentimento di amore folle per la 500 (prego eventuali fanciulle che si imbattessero in queste righe di valutare l’aspetto platonico del termine amore…) e non potendo possedere un esemplare reale, si deve accontentare del modellino.

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Nella classica scala 1/24, ci sono soltanto due kit della 500, paradossalmente entrambi di origine giapponese: uno della Gunze Sangyo, piuttosto semplificato, ma comunque gradevole e carino da montare, e l’altro della Tamiya molto più completo e dettagliato. La mia scelta è caduta su quest’ultimo prodotto, recentemente tornato disponibile sul mercato dopo qualche anno di latitanza.

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MONTAGGIO

Sono partito dal motore, che la ditta Giapponese fornisce completo in ogni dettaglio. Per la pittura mi sono fidato delle istruzioni, seguite pedissequamente. Unico tocco personale è stato il classico lavaggio con olio nero sulle parti dipinte in alluminio, per dare loro un po’ di vivacità e movimento. Per il resto ho usato il nero (X-18) e il grigio metallizzato XF-56 per il sistema di scarico.

Il montaggio prosegue ora con il telaio, completo di sospensioni, differenziali e sterzo. Il tutto da dipingere con l’immancabile e insostituibile X-18 Tamiya.

Installato il motore nello chassis, ci occupiamo degli interni. Per questa fase bisogna fare affidamento alla documentazione in nostro possesso, soprattutto per la pittura dei sedili. Per spezzare un po’ la monotonia del nero, ho deciso di dipingere i sedili in rosso e in bianco. Alternativamente, come detto, essi potevano essere completamente neri. Neri vanno però vanno il tunnel con annessi accessori (leva del freno a mano, pomello del cambio, leva di accensione e leva della miscela aria), il pavimento, i supporti dei sedili, i pedali. Il cruscotto è dello stesso colore della carrozzeria, con il piantone del volante in nero. Il volante stesso e il tachimetro (unico strumento presente nello scarno cruscotto delle prime serie costruttive della 500) sono invece bianchi, per cui ho usato il TS-26 Tamiya in bomboletta.

In poco tempo vediamo la nostra macchina prendere forma e così è giunto il momento di dedicarci alla verniciatura.

 

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VERNICIATURA E ASSEMBLAGGIO FINALE

La 500 permette una scelta praticamente infinita di tinte per la carrozzeria, fra quelle di catalogo o le varie personalizzazioni che ciascun utente richiedeva. Personalmente mi sono orientato su una fiammante 500 rossa. Come colore di base ho usato il TS-49 Bright Red in bomboletta della Tamiya, successivamente reso lucido grazie al trasparente della Talken, sempre in bomboletta. Il risultato mi ha lasciato davvero soddisfatto.

I cerchioni li ho dipinti con alluminio TS-17, successivamente poi completati dalla parte cromata e dalle gomme molto ben stampate, con una bella trama.

Le ultime operazioni da compiere sono quelle più delicate, in quanto si tratta di assemblare tutte le parti cromate alla carrozzeria (paraurti & co.) prestando la massima attenzione affinché nemmeno la minima goccia di colla rovini la verniciatura. Con un po’ di calma e organizzazione tutto è andato per il meglio! I vetri sono stati incollati con Vinavil dopo aver realizzato la guarnizione in nero (H-77 Gunze; cosa meglio del Tyre Black per simulare la gomma??) e argento (Polished Alluminium Humbrol metal cote).

Non resta altro da fare che unire la carrozzeria al telaio (operazione che avviene senza difficoltà e senza necessità di colla grazie all’intelligentissima scomposizione messa in atto da Tamiya) e installare le ruote. Ora il Mezzolitro è finito e pronto per essere messo in vetrina, dove fa bella mostra di se, pacifico, accanto alle belve del DTM!

Buon modellismo

Alessandro Gennari  

Dopo i fasti del 1993, quando l’Alfa Romeo dominò in lungo e in largo il campionato turismo tedesco (DTM), il 1994 fu decisamente più difficile e segnò il ritorno al successo della Mercedes, la quale fu però costretta a un brusco risveglio e a mettere in campo una nuova auto, la C-180, di cui due esemplari è possibile vedere già su queste pagine e che sarà soggetto di un prossimo articolo, avente per soggetto proprio la vettura campione. Ma torniamo alle nostre Alfa: la squadra ufficiale mise in campo una vettura evoluzione, mentre alcuni team privati corsero con l’auto ufficiale dell’anno prima, un’ottima vettura ma ovviamente inferiore rispetto all’auto con nuove specifiche e alle Mercedes di nuova generazione. Fra queste auto «clienti» spiccava senza dubbio quella tutta arancio, sponsorizzata dal famoso amaro Jagermeister.


E così dopo aver fatto entrambe le vetture ufficiali, ecco che mi cimento anche quella contrassegnata col celebre cornuto che caratterizza l’amaro. Invero una l’avevo già fatta, ma dal momento che essa è destinata a finire come regalo a un mio zio ex dipendente Alfa, ho colto l’occasione per cimentarmi ancora una volta con l’arcinoto kit Tamiya, che sebbene lo stessi affrontando per la quarta volta nel giro di pochi mesi, mi ha ancora una volta regalato delle sane ore di modellismo e divertimento. Anche qui, dal momento che il montaggio in dettaglio l’ho già descritto in precedenza, mi soffermerò solo su poche note. Il montaggio come al solito è stato senza problemi. I colori usati sono stati gli acrilici Tamiya secondo istruzioni, tranne che per il telaio, per il quale ho usato uno spray TS-30 sempre della ditta nipponica, e per la carrozzeria, sulla quale ho steso un paio di mani di arancio in bomboletta Talken, lucidata poi con una serie di passate leggere di spray trasparente Tamiya. Per i cerchioni ho usato sempre dal range Tamiya, il bianco TS-26 in spray.

Per chi ha tempo e voglia consiglio di cercare documentazione e dettagliare più che può il modello, ma anche da scatola mi ha lasciato del tutto soddisfatto!

In conclusione un altro piccolo gioiello Tamiya, un altro tassello alla mia collezione DTM: i prossimi saranno una Mercedes e altre due 155. Ancora? No tranquilli, stavolta sono quelle del 1996! Ma non voglio anticipare troppo, dico solo stay tuned!


Ecco la mia ultima realizzazzione! Dato che scrivere un’articolo di nuovo sarebbe una tautologia inutile (si veda l’articolo “La signora in giallo” sempre nella categoria auto), mi limiterò qui a dire due note più che altro di argomento coloristico. Il telaio e la struttura interna si dipingono in blu (ho usato un blu Vallejo), mentre per tutti gl ialtri dettagli ho usato acrilici Tamiya e smalti Humbrol (ormai uso solo acrilici, ma come nero semi-lucido, lo smalto Humbrol 85 resta a mio modo imbattiible!)

E veniamo al problema spinoso del nostro montaggio, ovvero la pittura della carrozzeria. L’auto si presenta in un elegante monocromo verde metallizzato molto scuro, per realizzare il quale la Tamiya popone un miscuglio dei suoi acrilici. Non avendo voglia di realizzare tale miscuglio, mi sono procurato un “Verde Mirto” della linea Spraycolor, che sono tinte originali per automobili, che a mio modo cattura abbastanza bene il verde dell’auto originale.

Il problema sta tutto nel fatto che questo colore è cangiante a seconda dellla luce e in alcune foto e filmati in mio possesso esso variava dal nero, al verde bottiglia, fino ad arrivare al blu i ncerte inqaudrature! Come detto, questo verde m isembrava il compromesso migliore! Sta a voi giudicare il risultato!

In questo momento sono già al lavoro su un’altra 155, la vettura gemella a quella presentata su queste pagine (si veda l’articolo “Un sogno italiano” presente sempre nelal categoria automobili) che spero di rpesentare al più presto su queste pagine. E poi altre scatole di questa meravigliosa serie del DTM giacciono nel magazzino in attesa di ricevere le mie cure, anche se c’è sempre una domanda che mi ronza in testa: ma gli aerei, mi ricorderò ancora come si fanno?
Basta avere pazienza e su queste pagine risponderò anche a questo quesito…
buon modellismo
Ale85

The dark Lady…

Pubblicato: 19/06/2008 in Auto
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Dopo aver tirato in mezzo Jessica Fletcher a proposito della Mercedes del team Promarkt già presentata su queste pagine, eccomi ancora a scomodare una donna e a paragonarla a una macchina! Spero che questo mio profano avvicinamento non urti chi rende meravigliose le nostre vite, le donne! Romanticismi a parte, veniamo al soggetto di questo articolo: continua l’«esplorazione» della serie di auto da turismo Tamiya, sempre di quella meravigliosa serie dedicata alle vetture che nei primi anni ’90 animavano le corse del campionato tedesco DTM. E come non pensare a una femme fatale parlando della Calibra che nel 1995, pilotata da una vecchia conoscenza del circus della F1 -J.J.Letho- si fece notare per la sua livrea nero lucido e la sua linea schiacciata che le donavano così tanto fascino. Fascino che la Tamiya ha saputo trasporre perfettamente in scala 1/24, con un altro modello da urlo! Evidentemente Munch nel suo capolavoro ha voluto rappresentare la faccia di un modellista che ha appena aperto la scatola della nostra Calibra «Cliff»… Inoltre le rifiniture in argento e gli sponsor in bianco danno ancora più eleganza alla vettura, già bella di per sé!


IL MODELLO

Come già detto in sede di presentazione, si tratta di un kit meraviglioso, nel classico stile Tamiya. Anche a costo di essere ripetitivo, questa delle auto DTM è per me una delle più belle serie di kit prodotti dalla ditta nipponica. Aprendo la grossa scatola troviamo circa un centinaio di pezzi ripartiti su due stampate in plastica nera, una di plastica trasparente, più una piccola con alcune parti cromate. A completare le gomme in vinile e le decals, che nel mio esemplare apparivano segnate in modo preoccupante, ma su questo tornerò a tempo debito. Il dettaglio è completo, dal motore al telaio, con la possibilità di lasciare in vista il propulsore tramite il cofano rimuovibile. Chi ha la documentazione ma soprattutto la voglia e la capacità, può dettagliare quanto vuole il modello, altrimenti lo si monta da scatola, che fa già la sua figura! Completo il dettaglio interno, anche qui, come per le altre auto vale il discorso delle cinture su decals, ma come sempre la Eduard ha il rimedio…

MONTAGGIO

Non starò a raccontare passo a passo il montaggio del modello, sarebbe solo una tautologica ripetizione del foglio istruzioni, che penso tutti siano in grado di interpretare…

Aggiungo soltanto qualche annotazione dove necessaria: partendo dal motore, lo dipingeremo come da istruzioni, per poi procedere a un lavaggio a olio sulla parte in alluminio, con lo scopo di esaltarne il dettaglio e spezzarne il piatto e la lucentezza. Per quanto riguarda il telaio, non disponendo dello spray TS-17 consigliato e dalle istruzioni, e sopraffatto dalla mia atavica pigrizia che ha fatto si che non scendessi in negozio a prenderlo, ho preferito sostituirlo con l’11 Humbrol, mentre le parti indicate sulle istruzioni da colorare in X-11 Tamiya, sono magicamente diventate in polished alluminium sempre Humbrol, della serie Metal Cote…

Così è stato per i freni a disco (pastiglie in XF-56, centro del disco in X-31; lavoro inutile, i cerchione inghiottirà tutto in un abisso di oblio…), per la griglia del radiatore e compagnia…verniciata!  Se volete fare un esercizio di stile (io lo ho fatto, a dipingere mi diverto) colorate gli ammortizzatori di giallo e rosso previa mano di primer grigio (dare il giallo e il rosso, i colori non coprenti per eccellenza sul nero è impresa impossibile), poi mascherate il tutto e date una mano di nero semilucido (Humbrol 85) sui pezzi. In questo modo avete sprecato un bel po’ di ore della vostra vita, nelle quali avreste potuto o portarvi avanti coi lavori o uscire con la morosa, però sapete che dietro il cerchione si nasconde un piccolo capolavoro di arte pittorica (essere single permette queste piccole facezie, anche se forse avrei fatto meglio a uscire e cercar di trovare una mororsa…)!

Gustatevi ogni singolo passaggio, e comunque in men che non si dica vi troverete sotto gli occhi la vostra Calibra! Infatti tra una facezia e l’altra è il momento di dare alla carrozzeria quel manto nero che la rende tanto affascinante. Per fare questo ho usato l’apposito spray Tamiya TS-14, a cui ho passato una prima mano di lucido sempre Tamiya (TS-13), una mano di future per preparare il modello alla posa delle decals, altra mano di lucido. E veniamo al discorso decals, unico brivido lungo il montaggio. Dato che il kit è un po’ vecchiotto, le decals si presentavano rigate e segnate e al primo contatto con l’acqua, si sono disintegrate in tanti pezzi e mi è toccato fare il puzzle. Per evitare di finire in neuro, ho passato una mano di lucido Tamiya direttamente sul foglio e poi messo le decals. Problema risolto. Visto come è semplice? Il trasparente dei vetri, dopo attenta mascheratura, ha ricevuto i frame in nero, e poi si è fatto un tuffetto nella future uscendo lindo e profumato di fragola!

 


Bene il montaggio degli ultimi particolari (vetri, fanali, antenne fatto con sprue filato a caldo) e l’unione della scocca completa il montaggio. Non resta che ammirare il vostro lavoro e metterlo in una vetrinetta a fare bella mostra di sé. Quanto alla mia, è già vicino alla signora in giallo e alle due Alfa, altro tassello di una collezione che pian piano comincia a prendere le forme volute dalla mia mente!

Buon modellismo!

 

La signora in giallo

Pubblicato: 31/05/2008 in Auto
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Non parlo della famosa scrittrice di romanzi gialli interpretata da Angela Lansbury, bensì della Mercedes C-180 che nel 1994 contribuì alla riscossa della casa tedesca nel campionato DTM, dopo che l’anno prima l’Alfa 155 di Larini aveva dominato il campionato suonando per bene i boriosi tedeschi che avevano preso sottogamba l’impegno Alfa Romeo. Il titolo di questo articolo è giustificato dal fatto che il modello da me presentato portava la vistosissima livrea gialla del team Zakspeed-Promarkt, che la rendeva immediatamente riconoscibile in mezzo al groviglio di vetture che prendevano parte alle competizioni. Pilotate da Van Ommen e Thiim, queste vetture ben si comportarono durante quella stagione vincendo anche alcune gare, con entrambi i piloti (3 con Thiim, 3 con Van Ommen). Alla fine il campionato andò a Ludwig, che pilotava anch’esso una Mercedes ma nel classico colore argento e con le insegne del team D-2. Da segnalare anche quell’anno l’ottimo comportamento delle Alfa Romeo 155, che però non riuscirono  a confermare il titolo piloti e costruttori conquistato l’anno prima.

IL MODELLO

Nel lontano 1994, proprio in concomitanza con le gare che le vedevano impegnate, la Tamiya produsse una meravigliosa serie di auto che avevano preso parte al DTM, producendo tanto l’Alfa 155 (di cui ho già pubblicato un articolo su queste pagine), quanto la Mercedes C-180 (con tre diverse livree) quanto la Opel Calibra. Si tratta di modelli meravigliosi, secondo me i migliori mai prodotti da Tamiya, purtroppo non più ristampati e attualmente rari da reperire. Il kit in questione è quello relativo, come detto alla macchina del team Zakspeed e si compone di un centinaio di pezzi ripartiti su tre stampate: una in un agghiacciante giallo, una in nero, una trasparente. A completare il kit la carrozzeria stampata anch’essa in giallo -questo nell’ottica di favorire chi non ha voglia o capacità di dipingere il modello-, una sacchettino con dentro le gomme e lo stemmino Mercedes fornito sottoforma di sticker adesivo. Il dettaglio è buono, completo, con la rappresentazione del motore che può essere lasciato in vista (chi ha voglia e tempo può iper-dettagliare il modello a suo piacimento!), così come completo è il dettaglio interno: forse l’unico neo è dato dalle cinture di sicurezza sotto forma di decals, ma si può chiuder un occhio o ricorrere a quelle fotoincise Eduard. Bene ora non resta altro che inforcare gli occhiali da sole (credetemi, quella plastica gialla è veramente tremenda per gli occhi!), prendere in mano colla e colori e iniziare il montaggio!
 

 

MONTAGGIO

Nulla di più semplice ed intuitivo! Basta seguire le istruzioni per montaggio e colorazione, pedissequamente ed il gioco è fatto. Ho iniziato dal motore, che si compone di nove pezzi. Il colore base del blocco motore è l’alluminio XF-16 Tamiya, con particolari in nero, mentre gli scarichi sono un marrone rossiccio. La cosa mi lascia un po’ perplesso ma considerato  che non sono riuscito a trovare foto che confermassero o sbugiardassero la Tamiya e considerato che poi poco o nulla sarebbe rimasto in vista non mi sono affannato più di tanto e mi sono fidato. Unica nota di “colore” è stato un leggero lavaggio a olio nero sul blocco motore per spezzare un po’ la monotonia dell’alluminio e dare un po’ di vita al pezzo, altrimenti troppo piatto. Fatto questo si assemblano i pezzi componenti il motore e lo si archivia in attesa che venga il suo momento di essere installato. Il telaio è molto dettagliato nella sua parte sottostante. Fa piacere scoprire che una volta montato tutto e dipinto il tutto, nulla resterà visibile sia perché appunto sta sotto sia perché il montaggio e la colorazione del fondo piatto (che pure viene fornito trasparente ma la soluzione non mi convince più di tanto) oscurano ancora di più il lavoro fatto. Però volete mettere la gioia di sapere (e soprattutto di saperlo solo voi…) che si è fatto tutto quello che andava fatto? Il telaio, come del resto la carrozzeria è giallo. E devo dire che l’ottima vernice spray acrilica della Talken si è rivelata stupefacente, coprendo perfettamente il precedente primer bianco Tamiya e rendendo meno problematica di quanto pensassi l’unica fase che realmente temevo di tutto il montaggio, ovvero la pittura monocromatica gialla.

Ottimi i freni a disco, che resteranno visibili attraverso i cerchioni a raggi sottili: il colore dei dischi è argento (ho usato il «polished alluminium» della serie Metalcote della Humbrol per rendere la caratteristica lucentezza di queste parti) mentre la parte centrale del disco stesso è in XF-31 Tamiya «titanium gold». Per quanto riguarda i cerchi, li ho dipinti in nero semi-lucido usando lo smalto Humbrol numero 85. L’altro intervento «extra-istruzioni» è stato quello di eliminare la fastidiosa bava centrale sulle gomme usando una limetta per unghie da donna, rubata a mia mamma…

Gli interni della macchina sono molto completi e come detto in fase di recensione, l’unico neo è dato dalle cinture di sicurezza in formato di decals, ma ho lasciato perdere, usandole lo stesso. Sempre su decal sono forniti tanto i rivestimenti di kevlar quanto quelli di carbonio che avvolgono il sedile, anche qui con un buon effetto. Il colore dominante è il giallo, con alcuni particolari in nero semi-lucido, un mix tutt’altro che riposante per il povero pilota!

C’è da dire che il montaggio di queste auto è davvero veloce e senza storia, del tutto priva di difficoltà: tutto quello che deve fare il modellista è concentrarsi sulla colorazione dei singoli particolari per farli rendere al meglio. Unici punti delicati sono alla fase 3 l’installazione del motore e della trasmissione e il montaggio della struttura di sicurezza che si compone di cinque parti.

 Arriviamo così alla colorazione, per cui ho usato il già citato «giallo girasole» della Talken, steso in più mani leggere previa stesura di una mano di primer Tamiya bianco. Una mano di cera Future (è la prima volta che la provavo e devo dire che è un portento) ha profumato il modello di fragola e ha preparato ottimamente la superficie alla stesura delle decals. La fase è stata un po’ problematica perché le decals sono abbastanza vecchiotte soprattutto ben ancorate al loro supporto, e quelle più lunghe e delicate mi han fatto correre non pochi brividi lungo la schiena, ma alla fine tutto si è sistemato. La mia scelta è caduta sulla vettura numero 15, quella pilotata da Van Ommen. Attenzione alle istruzioni, perché le due auto differiscono in alcuni marchi e nella loro disposizione, e quindi bisogna decidere quale vettura si vuole rappresentare! Un’altra spruzzata di Future per sigillare le decals e poi si passa alla delicata fase della pittura delle guarnizioni dei finestrini. Qui consiglio di effettuare un paziente lavoro di mascherature per non sbavare, e soprattutto di ridurre ai minimi termini il potere adesivo dello scotch, onde evitare di rovinare irreparabilmente le decals (secondo voi perché ve lo dico?…). ora la mia proverbiale leggerezza, quella che non mi permette ma idi finire un modello senza fare casini, me ne ha fatta combinare un’ altra: immergendo il modello nella Future per renderla ancora più lucida, la simpatica cera mi ha sciolto completamente la vernice, rovinando il modello; inoltre il fatto che alcune parti fossero stampate in giallo e altre in nero, ha fatto si che, nonostante abbondanti mani di primer bianco Tamiya, la tonalità di giallo risultasse diversa; niente problemi per le parti interne, un po’ più grave il difetto per l’alettone, che risulta di un giallo diverso rispetto alla scocca! Bene, ora non resta che assemblare la scocca al telaio, assemblare i particolari minori (specchietti, maniglie delle porte, alettone), montare le ruote e la nostra Mercedes è finita! Ora la metto vicino alle due Alfa e metterò mano alle altre due Mercedes che ho nell’armadio per completare la serie! Sebbene non sia per nulla soddisfatto del mio lavoro, portarla a termine mi ha sbloccato psicologicamente da un periodo lungo in cui non ero riuscito a portare a termine un modello. Inoltre ho pure la scusa per prenderne un’altra, sempre che si trovi…

Buon modellismo!

 

NELLA TANA DEL LUPO

La prima edizione del Deutschen Tourenwagen Meisterschaft, di cui DTM ne era l’acronimo, si tenne nel 1984 e fino al 1993 fu riservato soltanto alle cosiddette vetture di gruppo A. con il 1993 il regolamento fu modificato e si previde l’introduzione di motori da 2500cc, un vasto utilizzo dell’elettronica e i telai in fibra di carbonio. Fu in quell’anno che l’Alfa Romeo decise di lanciare la propria sfida ai maggiori marchi tedeschi che animavano il campionato come Opel, e soprattutto Mercedes dopo che la BMW e l’Audi avevano deciso per l’abbandono. La decisione di partecipare alla serie tedesca va ricercata dietro molteplici ragioni: innanzitutto il DTM era uno dei campionati più seguiti in Europa e soprattutto era il banco di prova di tutte le maggiori rivali commerciali della casa di Arese, le quali gettavano nella mischia i più sofisticati ritrovati della tecnologia. E quindi la visibilità per il marchio sarebbe stata davvero enorme. Inoltre c’era un forte significato simbolico dietro questa decisione: battere i tedeschi nel loro stesso campionato avrebbe significato per l’Alfa Romeo un ritorno commerciale incredibile. E quindi l’offensiva fu preparata con estrema cura, sfruttando al massimo le pieghe del regolamento, fu approntata una macchina che era un concentrato di concentrato, cattiveria e potenza. Come macchina di base fu scelta la allora nuovissima 155 V6 TI stradale, che era una macchina davvero potente con il suo motore V6 da 2,5 litri. La versione “corsaiola” vedeva l’utilizzo degli ultimi ritrovati in fatto di tecnologia ed era spinta da un poderoso motore capace di erogare ben 420 CV di potenza a 11.800 giri/minuto! La velocità era superiori ai 300 Km/h e l’accelerazione era prossima a quella di una Formula 1 dell’epoca. Per salvaguardare un po’ il peso (la massa dell’auto era di soli 1.110 Kg), si fece ampio ricorso a strutture in kevlar, materiali compositi e fibra di carbonio, che garantivano una struttura si leggera, ma anche molto resistente e sicura per il pilota. Come dicevo in precedenza, ampio uso di tecnologia elettronica, che poi sono stati impiantitati sulle moderne vetture di Formula1. La centralina elettronica della nostra Alfa era Magneti Marelli.

LA CAVALCATA TRIONFALE

L’avventura comincia ufficialmente il 4 aprile del 1993, sulla pista Belga di Zolder, tristemente famosa alle orecchie e agli occhi dei molti appassionati di corse per essere la pista dove morì tragicamente l’indimenticabile Gilles Villeneuve. E inizio migliore non ci poteva essere: infatti Nicola Larini vince entrambe le manche, sorprendendo gli avversari, su tutti la Mercedes che in quell’anno schierava come macchina la 190E. Il secondo round si svolse due settimane dopo in Germania, a Hockenheim dove vi fu la pronta riscossa della casa tedesca: infatti Bernd Schneider vinse entrambe le manche. Nel successivo appuntamento, che si tenne nella leggendaria pista del Nurburgring lunga oltre 20 chilometri, un meraviglioso e mozzafiato alternarsi di curve e controcurve, la prima corsa fu vinta da un altro pilota Mercedes, Klaus Ludwig mentre la seconda andò a Larini su Alfa Romeo. L’ingresso della rossa di Arese suscitò non poco sgomento fra gli avversari, gli addetti ai lavori e gli appassionati ed ebbe anche il merito di far impennare gli ascolti televisivi.Il quarto appuntamento si svolge ancora in Germania, sulla pista di Wunstorf e vede una vittoria per manche fra Alfa Romeo (Nicola Larini, la prima) e Mercedes (Kurt Thiim, la seconda). Le successive due gare, che si svolgono il 10 giugno ancora al Nurburgring e il 27 giugno al Norisring vedono una doppia affermazione di Larini su Alfa Romeo, che a questo punto prende sempre più il largo in classifica sugli avversari. Doppietta Alfa Romeo anche nella successiva prova di Donington, in Inghilterra, con una vittoria a testa per il tedesco Danner e Nicola Larini. L’8 agosto si ritorna in Germania, sul circuito di Diepholz. La prima manche se l’aggiudica Roland Asch su Mercedes, mentre la seconda vede ancora una volta affermarsi Larini, al suo decimo centro su sedici gare disputate! Ormai nulla sembra più fermare Larini e l’Alfa verso il trionfo. Il 29 agosto in quel di Singen ancora una vittoria di Larini (prima manche) mentre la seconda va a Schneider. L’ultimo tentativo di riscossa da parte della casa tedesca ci fu a Berlino, nella penultima gara, quando Asch centrò una doppietta, ma altrettanto fece l’ex pilota di F1 Nannini nella successiva e ultima gara, permettendo così al suo compagno Larini di conquistare il titolo piloti e all’Alfa Romeo il titolo costruttori. L’anno successivo, il cambio di alcune regole, l’introduzione di elettronica i quantità maggiore e la messa in campo di una nuova auto avrebbero messo in difficoltà la casa italiana e ribaltato le sorti del campionato a favore della Mercedes, ma questa è tutta un’altra storia…

Questa la classifica finale piloti limitatamente ai primi 10

PILOTA MACCHINA PUNTI
Nicola Larini Alfa Romeo 155 V6TI 261
Roland Asch Mercedes 190E 204
Bernd Schneider Mercedes 190E 172
Klaus Ludwig Mercedes 190E 171
Christian Danner Alfa Romeo 155 V6TI 161
Kurt Thiim Mercedes 190E 138
Giorgio Francia Alfa Romeo 155V6TI 127
Alessandro Nannini Alfa Romeo 155V6TI 121
Jorg Van Ommen Mercedes 190E 80
Ellen Lohr Mercedes 190E 43

IL MODELLO

Per la costruzione del kit, mi sono avvalso del meraviglioso kit Tamiya in scala 1/24. aprendo la scatola, ci troviamo davanti quattro stampate in plastica: una rossa, una nera, una argento e una trasparente; la scocca è stampata a parte, ed è divisa in due pezzi: la carrozzeria vera e propria ed il cofano, che si può lasciare staccato per far vedere il motore ed il suo vano, ben riprodotti dalla ditta Jap. A completare la scatola, due fogli decals e le istruzioni per il montaggio, molto chiare, in 20 passaggi. Il fogli decals contempla entrambe le auto, quella di Larini vincitore e quella di Nannini, con anche i pezzi diversi per l’interno (volante e leva del cambio). Come detto il kit è molto dettagliato, con una riproduzione dettagliata del motore ma anche del telaio.Il montaggio inizia dal motore, che è stato colorato con acrilici Tamiya seguendo le istruzioni: un buon lavaggio ad olio evidenzia i particolari e rende più realistico il motore.

Molto ben fatti i tubi di scappamento, stampati in plastica rossa; dopo una mano di primer, essi hanno ricevuto una mano di XF-56.

Il telaio l’ho dipinto con l’ottimo Chrome Silver della Model Master a smalto, usando l’aerografo, come del resto per tutti i particolari. Devo dire che il montaggio del modello è davvero senza storia e in breve tempo si vede la nostra Alfa assumere forma

L’unica modifica l’ho fatta al pezzo B-8, separando i due condotti dell’aria dal pezzo centrale: esso è dipinto in X-10 e riceve la decal con lo stemma dell’Alfa Romeo, mentre i condotti sono dipinti in nero X-18 e fissati secondo istruzioni. L’interno è molto completo e l’unica neo è forse rappresentato dalle cinture su decals, che mi han costretto a trattare il sedile con trasparente lucido prima e dopo l’applicazione delle decals, e quindi sigillatura finale con trasparente opaco, lo stesso lavoro effettuato sull’alettone, sulle minigonne laterali e sui cerchioni. Il cruscotto è in X-10, mentre il roll-bar è in Chrome Silver come il telaio, così pure le portiere, quest’ultime con alcune parti in rosso.E veniamo così alla verniciatura: per riprodurre il peculiare rosso Alfa ho usato una bomboletta spray della Talken, previa mano di primer Tamiya grigio. Successivamente, ben asciutto il rosso, ho steso una prima mano di trasparente lucido, usando uno spray acrilico, quindi ho steso le decals, che, nonostante l’età (il modello è vecchio di 14 anni) si sono ben comportate. E’ stato i passaggio più lungo e delicato dell’intero montaggio, soprattutto il grande numero sul tetto: si è rotto ma per fortuna ne disponevo di uno di riserva!

Posate le decals, altre mani leggere di trasparente lucido e il modello è pronto per il montaggio finale: fanali, ruote, alettone, minigonne, antenne fatte con sprue filato ed il gioco è fatto. In poco tempo ecco un’ottima riproduzione di una macchina gloriosa. Ora non mi resta che cercare di recuperare i filmati di quelle corse, dato che per l’età (avevo 8 anni nel 1993) non ho potuto assistere in diretta alla grande impresa. Pazienza, m accontenterò del modello! Anzi dei modelli, dato che ho fatto anche la “sorella” arancione della Jagermeister, questa però ha corso nell’anno successivo…

buon modellismoAlessandro Gennari