La coscienza del modellista e altri elementi di filosofia modellistica

Pubblicato: 11/01/2011 in riflessioni e altro

Esattamente un anno fa (le coincidenze della vita!) scrissi un articolo dal titolo un po’ di filosofia modellistica, che trovate su queste righe nella sezione “riflessioni e altro”. Ora volevo approfondire un paio di temi, qualcosa che secondo me nel modellismo ancora non va e che sta facendo di esso un arte da salòn, come già avevo auspicato che esso non divenisse.

Innanzitutto, una considerazione la meritano i modellisti cosiddetti “contarivetti”, ovvero quelli che sono pronti a stroncare un modello per un millimetro in più o in meno, per un rivetto di troppo, o altre simili cavolate. Premesso che ognuno è libero di divertirsi come meglio gli aggrada, e che non ho la pretesa di essere l’unico ad aver ragione in un mondo che ha torto, restano un paio di riflessioni da fare su questo punto. La prima riguarda la fruizione die miei modelli. Oltre al modellista e agli altri modellisti che eventualmente osservano il modello a una mostra, il resto delle persone che vedono un modello (possono essere i frequentatori occasionali di una mostra, i curiosi. gli amici o i familiari) e che costituiscono la maggioranza del pubblico fruente, poco o nulla sanno di cosa il nostro modello rappresenta, se non circoscritto nelle generiche categorie di aerei, mezzi militari, navi etc.; da ciò ne deriva che ancora meno sanno del fatto che la fusoliera di un Su-27 in 1/72 -a titolo di esempio- è più corta di mezzo millimetro rispetto alla corretta riduzione i scala, come attestato dai disegni. Sempre che, e questo spesso è un qualcosa che non viene tenuto conto, gli stessi disegni non siano errati! In conclusione, un lavoro di pittura ben fatto e ben curato, la cura dell’effetto scenico (a discrezione di ognuno di noi e della sua coscienza di modellista che gli indicherà i paletti entro cui stare) colpirà molto di più lo spettatore medio (che ripeto, anche a costo di essere noioso), che non la lunga trafila di modifiche fatta per portare il modello alla esatta scala, che molto spesso suscita nell’interlocutore il classico interrogativo se non avesse null’altro di meglio da fare. Nel loro pragmatismo, gli inglesi affermano che se assomiglia a un’oca, starnazza come un’oca e cammina come un’oca, allora ci saranno grandi possibilità che essa sia proprio un’oca! Che rapportato al modellismo sta a significare che nel momento in cui un kit assomiglia a un F-16, allora ci saranno grandi possibilità che esso sia un F-16!

Un secondo fattore che secondo me ha portato alla degenerazione del modellismo è l’invasione ormai incontrollata dei prodotti così detti aftermarket e della corsa sconsiderata ad essi, da parte di modellisti che, ancor prima di aver sottomano la scatola, si fiondano ad acquistare resine fotoincisioni spesso in maniera indiscriminata e talvolta inutile. Ma qui è necessario fare una piccola precisazione, perché a differenza del contarivettismo, l’uso di set di dettaglio trova ampie giustificazioni, e io stesso non ne faccio mistero di averne fatto uso. ma Veniamo a noi. Una giustificazione è data dalla scala: più una scala è grossa, più essa avrà bisogno di dettagli; quindi è vero e inconfutabile che, almeno che non si voglia fare un giocattolo, quando si lavora in 1/32 o superiori non si può prescindere da resine e soci. Già in 1/48 si può scegliere se usarli o meno e in entrambi i casi non è un delitto, essi diventano del tutto inutili nella scala 1/72, dove le dimensioni ridotte dei modelli rendono vano oltre che più faticoso un lavoro di dettaglio portato all’estremo.

Terzo punto: la coscienza del modellista. Ogni uomo, prima che ancora ogni modellista, ha una propria coscienza, che gli suggerisce cosa è giusto o non giusto fare. E sarà proprio quella vocina interna a guidarci nella costruzione del modello. Ma il punto è questo: la nostra coscienza dorme tranquilla? Io personalmente, sempre in ossequio a quanto affermato nel primo punto circa il pubblico fruente dei nostri modelli, non mi faccio problemi ad accettare quei compromessi che il dover rappresentare la realtà impone (avevo già distinto nel precedente articolo la riproduzione dalla rappresentazione), e la mia coscienza dorme tranquilla. Ed è per questo che esalto una tipologia di modellismo, tanto cara agli inglesi e americani, che giustamente tengono fede al loro motto che la vita è divertimento: è quella del what if… in cui ognuno di noi per un attimo abbandona paranoie da federo standard e altri tecnicismi da modellista professionale, per lasciar correre la propria fantasia. Voglio fare un Tomcat con insegne italiane anche se non ha mai volato con l’AMI? Perché no? Chi me lo vieta? Ho comunque raggiunto lo scopo del mio modellare, ovvero divertirmi, e questo significa aver speso bene i propri soldi e il proprio tempo!

Questa è la mia personale ricetta del fare modellismo, e come tale, perfettamente discutibile e fallibile. Dopotutto, non sono stato io a dire per primo che ognuno ha una propria coscienza e una propria concezione di divertimento??

 

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