MiG-21 Bis Eduard 1/48

Pubblicato: 20/12/2011 in Recensioni aerei

La prima impressione che si ha, aprendo la scatola dell’ultima release Eduard è di trovarsi di fronte a un modello bellisismo! E la prima impressione viene sempre più suffragata mano a mano che si esaminano le stampate! La voglia di mettere via tutti i progetti in corso e iniziare il modello sarà tantissima! Io m isono frenat osolo perché resto in attesa dei set di dettaglio della linea Brassin, che permetteranno di accrescere ancora di più il livello di dettaglio, già di per sé spaventoso! La scatola è zeppa di pezzi, l’incisione è finissima e completa, in negativo ma anche in positivo per simulare ad esempio le saldature del serbatoio supplementare. Il cockpit è un mix di parti in plastica e in fotoincisione precolorata. Anticipo il capitolo livree perché permette di capire ancora di più lo straordinario lavoro fatto dai tecnici cechi nel progettare il modello. Ben sei esemplari sono previsti dal foglio decal made in Italy: uno polacco in natural metal, uno finlandese, un Lazur bulgaro in livrea a tre toni, un tamarrisismo esemplare indiano tutto grigio ma con coda nera e vistose decorazione rosso-nere, un ungherese in livrea speciale con coda bianca e da ultimo un esemplare croato aggiornato allo standard D. Ebbene la Eduard ha tenuto conto delle differenze fra le varie sottoversioni, fornendo i pezzi appositi: antenne, antennine ma anche differenti configurazioni per il cockpit! Davvero un lavoro egregio, soprattutto considerato il fatto che tutto ciò non influisce sul prezzo! Ottimo lo scarico (ma quello in resina Brassin lo è ancora di più!!!). Ottimo il dettaglio dei vani carrelli, con già fornite le tubazioni e i dettagli più minuti, il che rendere inutile eventuali rimpiazzi in resina! Ottime le istruzioni, che presentano i profili a colori per aiutare nella pittura. I riferimenti sono per i colori Gunze. All’interno del kit sono fornite poi pratiche mascherine per le parti trasparenti e  per i dielettrici.
Che dire? Correte al primo negozio e comprate questo kit, è perfetto come regalo di Natale. Oppure mettetelo nella vostra wishlist da spedire all’attenzione di babbo Natale…chissà mai che sotto l’albero potreste trovarvi una bella sorpresa!

 

  • MODELLO: MiG-21 Bis
  • SCALA: 1/48
  • MARCA: Eduard
  • ARTICOLO: 5132
  • TIPO KIT: plastica a iniezione
  • PREZZO: 36 euro
  • COSA VA: il miglior kit del Mig-21 in ogni scala in circolazione!
  • COSA NON VA: //

Alzi la mano che di voi non possiede almeno un modello di F-104 in vetrina e perlomeno una decina di scatole nella propria pila dei kit che un giorno più o meno lontano costruiremo! L’F-104 è infatti una vera e propria leggenda dell’aria e probabilmente uno degli aerei più realizzati dai modellisti, specialmente in Italia, dove lo Spillone (come era chiamato da noi questo straordinario velivolo) è rimasto in servizio fino a non tantissimi anni fa. Quello che vi voglio proporre in queste poche, umili, righe è un 104 diverso dal solito con coccarde tricolori: si tratta di un F-104A dell’aviazione Pakistana che fu impegnati negli scontri aerei contro i MiG indiani durante una delle tante guerre che insanguinarono il sub continente indiano a cavallo fra gli anni sessanta e settanta. E qui per gli amanti del «Cacciatore di Stelle» le notizie non sono per nulla belle, perché l’avanzato ed elegante F-104 americano, fece una ben magra figura contro i più sgraziati e modesti MiG-21 Indiani, i quali ottennero numerose vittorie grazie soprattutto alla potenza del loro cannone, in grado di fare letteralmente a pezzi gli aerei nemici. Campale fu la giornata del 12 dicembre 1971, quando perlomeno tre F-104 furono abbattuti dai MiG Indiani. Poco invidiabile fu la sorte del comandante pakistano Mervyn Middlecoat, che eiettatosi dal suo aereo in fiamme sopra il mare, fu dichiarato disperso dopo alcuni giorni di vane ricerche: essendo il Golfo di Kutch infestato da squali, è assai probabile che lo sfortunato pilota abbia terminato i suoi giorni come pasto proprio per gli affamati predatori marini.

NOTE MODELLISTICHE

Quando una decina di anni fa Hasegawa mise in commercio il suo F-104 in 1/48 (sia nella versione “early” C da me usata, che nelle successive G ed S), finalmente molti appassionati potevano mandare in pensione i vetusti kit Monogram ed Esci e disporre finalmente di uno stampo moderno e di altissima qualità, finemente inciso e dal montaggio facile e veloce. Molte voci critiche si sono levate contro l’eccessiva rivettatura dell’ala, ma francamente non l’ho ritenuto importante. Alcuni stuccano e carteggiano il tutto, io mi sono limitato a non enfatizzare suddetta rivettatura in sede di lavaggio a olio. Il mio Spillone è stato montato del tutto da scatola, eccezion fatta per lo splendido seggiolino C-2 della Cutting Edge che rende valore a un abitacolo già ottimo da scatola. Naturalmente per i fanatici della resina, esistono sul mercato fior di set di dettaglio. Forse l’unico veramente utile è lo scarico in resina della Aires, che infatti ho usato

Detto del seggiolino, l’abitacolo si vernicia per intero in grigio H317, con i soliti lavaggi e dry-brush per evidenziare i dettagli delle consolles, dipinte in nero.

Per quanto riguarda il montaggio, basta dire che è senza storia. Stucco poco o nulla, giunzioni perfette tanto che mi sono potuto concedere il lusso di verniciare a parte le ali e montarle dopo la fase di pittura! Con un modello così godurioso, perché complicarsi inutilmente la vita coi set di dettaglio?

Molto buoni i carrelli e i relativi vani: per loro una bella mano di argento X11 Tamiya e un bel lavaggio in nero a olio e il gioco è fatto. Ottime le ruote, con i cerchi staccati dal battistrada che facilita non poco la pittura, mentre per il pneumatico anteriore ci viene incontro il set della Montex di mascherine pretagliate. Lasciatemi fare l’ennesima lode a questa ditta, che toglie non pochi impicci a modellisti pigri come il sottoscritto!!!

In men che non si dica arriviamo così alla fase di pittura!

VERNICIATURA

Come detto, volevo fare un qualcosa che fosse diverso dal solito Spillone italiano e quindi, quando mi sono imbattuto in questo 104 la molla è scattata subito. Un po’ di storia: normalmente i 104 pakistani vestivano la livrea metallica. Alcuni di essi però, già ceduti alla Giordania e già in livrea mimetica giordana, furono in tutta fretta richiamati in Pakistan e mandati a combattere. Il mio esemplare, contrassegnato dalla sola lettera D in stile inglese sulla coda, fu abbattuto nel dicembre del ’71.

Per la livrea ho usato i colori Gunze diluiti come al solito con alcool rosa. Qui sotto i colori da me usati:

H311: grigio chiaro

H404: sabbia

H72: marrone

H330: verde scuro

La zona fra il grigio e la mimetica superiore è stata delimitata con scotch, mentre i bordi delle varie zone mimetiche, più morbide, sono stati creati con l’ausilio del Patafix, ormai divenuto per insostiuibile!!

Per l’invecchiamento ho fatto ricorso al classico post-shading e a lavaggi a olio nero dopo aver lucidato e profumato il mio modello grazie alla insostituibile cera Future.

Quanto alle decals, non avendo trovato il foglio Iliad Design che offre proprio quell’esemplare, mi sono arrangiato recuperando la D da un foglio decals del Tornado Italeri, mentre le coccarde e le bandierine pakistane mi sono state gentilmente fornite dall’amico Gianni Cassi che ringrazio.

CI SIAMO!!

Dopo aver sigillato decals e lavaggi con un’ulteriore passata di Future e con la mano finale di trasparente opaco Lifecolor, si può passare al montaggio delle ali, del radome e degli ultimi particolari più fragili. Ora il mio Spillone risplende nella mia bacheca e la tentazione di metterci affianco la sua nemesi è tanta…
Buon modellismo!!!

Alessandro Gennari

E facciamolo strano!!!!!

Pubblicato: 21/10/2011 in riflessioni e altro

Stanchi dei soliti, monotoni, classici della Seconda Guerra Mondiale, magari fatti sempre con le insegne dei soliti noti assi della caccia?? Non ne potete più di grigi aerei americani tutti uguali fra loro? Volete cambiare un po’ dopo aver fatto il quarantesimo F-104 con le coccarde italiane?? Se la risposta a tutti questi impegnativi e amletici quesiti è si, allora ho la soluzione che fa per voi!!! Proviate a cercare un po’ nel variegato mondo delle aviazioni minori, sparse qua e là per il globo terracqueo, e avrete di che divertirvi! Anzi, vi si spalancheranno delle porte che danno su un mondo le cui possibilità sono infinite! Dalle aeronautiche minori del continente europeo, a quelle africane, centro e sudamericane, fino a quelle asiatiche: qui troverete pane per i vostri denti e aggiungerete alla vostra collezione pezzi rari e interessanti. Io da quando ho cominciato a esplorare questo filone, non ho più smesso. Fare ricerche in questo senso è assai divertente ed eccitante, inoltre su alcuni forum si trovano ampie discussioni dedicate a questo tema.
Avete capito, quindi? Basta Messerschmitt, P-51, Spitfire. Dite no a F.16 e soci. Buttatevi in rete e cominciate a ricercare: vedrete che, una volta spento il vostro pc, sarete guidati immediatamente verso il più vicino negozio di modellismo e il vostro magazzino scatole si riempirà di MiG e altre strane creature volanti pronte e a ricevere mimetiche e coccarde mai viste.

Provare per credere!!!

One step beyond!!!

Pubblicato: 03/03/2011 in riflessioni e altro

Ebbene si, è giunto il momento. E’ giunto il momento di dare la mia tesi specialistica in modellismo. E’ giunto il momento di provare a fare quel passo in avanti e provare ad applicare nuove tecniche, un po’ più avanzate e avvicinarsi alle opere dei “maestri”. E’ arrivato il momento di modificare, migliorare, attenersi scrupolosamente alla documentazione. O perlomeno di provarci. Non mi laureerò con il massimo dei voti? Poco male, si può provare e riprovare, finchè i risultati non saranno quelli che voglio io! E poi -perché dovrei?-, non si abbandona del tutto il passato: ogni tanto qualche montaggio rilassante si può sempre fare, da scatola, senza patemi, per il puro divertimento e per poter aggiungere nuovi pezzi alla mia vetrina e non veder crescere in maniera incontrollata la pigna delle scatole da fare. E ho deciso che il passo in avanti s’ha da fare tanto negli aerei quanto nelle automobili, e ho deciso che farò la tesi con un bel MiG-21 in 1/32 e una Formula 1 Tamiya in 1/12 ancora de decidere. E’ arrivato il momento di andare oltre, un passo oltre. One step beyond, come la celeberrima canzone dei Madness.

 

Una volta un utente di un forum che frequento io ha lanciato un interessante spunto di discussione: la solitudine del modellista. Ed è proprio questo di cui voglio parlare in questo intervento, perché lo spunto è davvero notevole e merita un approfondimento. Perché effettivamente, se non ci fossero gli spazi come i forum, dove moltissimi appassionati si trovano a discutere, la vita del modellista sarebbe davvero grama, soprattutto nell’epoca di oggi dove a dominare ci sono computer, videogiochi, televisione, e ahimè, valori inculcati in modo tale da far apparire chi si trastulla con plastica, colori e libri di storia solo un patetico perditempo. E’ davvero così o questo è solo frutto di pregiudizio? La seconda risposta è quella valida. Come de lesto è un altro pregiudizio diffuso e invero assai fastidioso, l’idea che va diffondendosi presso alcuni benpensanti dal modesto orizzonte intellettuale, che tutti i modellisti, specialmente quelli che fanno aerei e mezzi militari, siano una congrega di guerrafondai repressi ed esaltati, fieri veicolatori dell’apologia della violenza, una specie di futuristi post-litteram con le loro bislacche idee di guerra come sola igiene del mondo. Niente di più errato. Aldilà della mia ampollosa divagazione colta, il succo del discorso è questo: dietro la riproduzione di uno strumento di morte come può essere un carro armato o un aereo armato fino ai denti c’è tutto fuorché l’esaltazione della guerra. Ci può essere la semplice ammirazione per l’aspetto tecnologico ed estetico: è fuor di dubbio che ogni aereo, dai primi biplani ai più moderni jet invisibili ai radar, siano dei veri e propri capolavori dell’ingegno umano e dei veri e propri monumenti ad esso (basta semplicemente correlare ogni aereo alla sua epoca e davvero non si può non rimanere a bocca aperta davanti all’ingegnosità di alcuni progettisti e ingegneri!) L’utilizzo che se ne vuole è demandato alla coscienza del singolo, e purtroppo ci sono coscienze più bacate di altre. Ma questo è un altro discorso! Altra motivazione che sta dietro al modellismo è quella del tutto opposta all’esaltazione della guerra, ovvero la sua condanna, messa in atto con uno strumento semplicismo: la memoria. Tramandare alle nuove generazioni quella che è stata la storia, per fare si che si evitino altri errori, altri orrori, altre tragedie. Terzo motivo: l’interesse per la storia. E di conseguenza, uno strettissimo legame con il punto due. Quanto al sentirsi uno sfigato, io personalmente no. Permettetemi una punta di qualunquismo, che tutto sommato non ci sta mai male: se l’alternativa al modellismo è quella di rincoglionirmi davanti a una televisione a farmi appiattire il cervello da programmi da serie Z, andare in discoteca e sballare fino a schiantarmi contro un muro, languire nell’inedia, a questo punto dico: meglio un modello! Come l’accanito lettore dirà meglio un libro, come chiunque altro hobbista dirà meglio il mio hobby. Detto questo, torniamo al punto centrale: vi è la necessità di fare uscire il modellismo dalla nicchia in cui si trova, e perché ciò sia possibile, è necessario che innanzitutto si abbandoni l’eccessivo tecnicismo e la regolamentazione da salon che si respira in alcuni concorsi; avvicinare le nuove generazioni con laboratori, corsi e altre attività che permettano al bambino di prendere in considerazione l’idea di creare qualcosa con le proprie mani. Ma ahimè, con il periodo di tagli ai fondi, la prospettiva scolastica è da chiudere nel cassetto dei sogni (voglio essere ottimista e non parlare di utopia). Sono queste le soluzioni per fare si che lo spazio di discussione del nostro hobby non sia limitato ai soli forum specializzati, quasi a volersi nascondere come gli alcolisti anonimi.

Il folle volo di Mathias Rust

Pubblicato: 13/01/2011 in Storia

Fra gli episodi più curiosi risalenti all’epoca della Guerra Fredda, vi fu il folle e simbolico volo che un diciannovenne occhialuto aviatore tedesco, Mathias Rust, compì nel 1987. Egli, dopo aver noleggiato un Cessna 172 dall’Aeroclub di Amburgo, decollò alla volta di Hlesinki in Finlandia, dopo aver fatto tappa in Islanda, Far Oer e Norvegia. Fu dalla capitale Finlandese che spiccò il volo per dirigersi niente meno che verso Mosca! Così, il 28 maggio, dopo aver depositato un falso piano di volo secondo cui egli dichiarava di volersi dirigere verso la Svezia, si diresse invece verso l’Estonia, cambiano rotta in pieno mare aperto e ponendosi al di sotto della quota di intercettazione radar, il tutto dopo aver chiuso ogni contatto radio, cosa che lasciò pensare ad un incidente, tanto che la Guardia Costiera finlandese, predispose al volo una missione di salvataggio! Ma il piccolo Cessna non era precipitato, anzi, dopo aver attraversato il braccio di mare che separa Finlandia ed Estonia, il nostro era penetrato nello spazio aereo Sovietico, una mossa decisamente azzardata, visto quando accaduto poco meno di quattro anni prima al Boeing 747 della Korean Airlines, volo KAL007, che era stato abbattuto dai missili sparati dal Sukhoi 15 “Flagon” comandato dal maggiore Gennadij Nikolaevič Osipovič, uccidendo 296 persone fra passeggeri e membri dell’equipaggio. Malgrado la grande risonanza internazionale de tragico evento, avesse portato i responsabili della VPVO (difesa aerea Russa) le regole di ingaggio e intercettazione, tuttavia violare lo spazio aereo Sovietico restava sempre molto ma molto pericoloso. Tanto che non appena il Cessna di Rust apparve sui radar sovietici, venne tenuto d’occhio da tre batterie di missili SAM, pronti a far fuoco. Ma a ciò essi non furono mai autorizzati, e così si levarono in volo due MiG (con buona probabilità i nuovi MiG-29 Fulcrum ,ma questo le fonti in mio possesso non lo dicono!), che intercettarono l’intruso ma che anche loro non ricevettero il permesso per fare fuoco. Il Cessna intruso venne rilevato diverse volte, ma numerosi fattori, che testimoniavano la buona stella del temerario studente tedesco, fecero si che egli potesse completare il suo volo del tutto indisturbato:a) recente riorganizzazione della VPVO assegnava la difesa aerea dello spazio russo a vari distretti, i quali però erano mal collegati fra lorob) nei pressi di Pskov si teneva un’esercitazione sull’uso delle apparecchiature IFF (Identification Friend or Foe), per cui tutti i velivoli nella zona vennero identificati come friendc) nella zona di Thorzok erano in corso le operazione di ricerca e soccorso in seguito a un incidente aereo accaduto il giorno prima; la bassa velocità e la quota di volo del Cessna indussero i controllori di volo a credere che si trattasse di uno degli elicotteri impegnati in queste operazionid) il sistema di difesa aerea centrale, situato presso l’aeroporto internazionale di Mosca Seremet’evo, era disattivato causa intervento di manutenzione straordinaria. Dato che in quel lasso di tempo, nessun volo fu autorizzato a passare sopra la zona, Rust passò del tutto inosservatoDopo circa cinque ore di volo, arrivò sopra la capitale Sovietica alle 19 in punto. Ora non gli restava che trovare un punto dove atterrare. Dopo aver scartato l’idea di atterrare nei pressi del Cremlino, causa mancanza di spazio per poter atterrare in sicurezza, egli vide un ponte stradale a sei corsie, e lì posò le ruote. Dopo un breve rullaggio presso la cattedrale di San Basilio, egli posteggiò il suo aereo fra la popolazione attonita, che lo accolse offrendogli pane e sale, un gesto che in Russia significa benvenuto!Purtroppo, le vere intenzioni di Rust, che affermò di aver compiuto quel gesto “per dire ai leader dei due blocchi che la gente, dalle due parti della Cortina di ferro, voleva solo vivere in pace” non vennero comprese nè dalle autorità sovietiche, che lo accusarono di teppismo aggravato, violazione di leggi sull’aviazione e varco di confine non autorizzato, nè dalle autorità occidentali che bollarono il volo di Rust come una provocazione inopportuna, dopo che i rapporti fra i due blocchi erano tornati tesi. Inoltre, sempre in Unione Sovietica caddero non poche teste ai vertici della VPVO, dato che non eran ostati in grado di evitare che lo spazio aereo di una delle più grandi potenze mondiali, venisse impunemente violato da un diciannovenne ai comandi di un aereo da turismo. Dopo una condanna di quattro anni ai lavori forzati, egli tornò in Germania a seguito dell’amnistia firmata dal Soviet Supremo il 3 agosto del 1988. Al suo paese, non solo non venne accolto come un eroe come lui si aspettava (fu bollato come nemico della pace e fu privato del brevetto di volo), ma divenne un aficionado delle carceri federali per vari reati fra cui truffa e tentato omicidio ai danni di un’infermiera conosciuta durante il periodo di servizio civile obbligatorio in un ospedale e di cui se ne era innamorato ma non ricambiato. Inoltre si trovò a pagare 100.000 dollari alle autorità finlandesi come rimborso spese per l’inutile missione di soccorso causata dal suo comportamento.Attualmente l’aereo usato nell’impresa si trova nell’hangar di un uomo d’affari Giapponese, che lo tiene con cura maniacale in attesa che…il suo valore aumenti e possa così venderlo a un prezzo maggiore!!Per questo articolo mi sono basato sul libro di Paolo Gianvanni “Le battaglie aeree della Guerra Fredda” ed. Mursia, e una voce wikipedia consultabile all’indirizzo
http://it.wikipedia.org/wiki/Mathias_Rust#Nel_cuore_della_Russia

Esattamente un anno fa (le coincidenze della vita!) scrissi un articolo dal titolo un po’ di filosofia modellistica, che trovate su queste righe nella sezione “riflessioni e altro”. Ora volevo approfondire un paio di temi, qualcosa che secondo me nel modellismo ancora non va e che sta facendo di esso un arte da salòn, come già avevo auspicato che esso non divenisse.

Innanzitutto, una considerazione la meritano i modellisti cosiddetti “contarivetti”, ovvero quelli che sono pronti a stroncare un modello per un millimetro in più o in meno, per un rivetto di troppo, o altre simili cavolate. Premesso che ognuno è libero di divertirsi come meglio gli aggrada, e che non ho la pretesa di essere l’unico ad aver ragione in un mondo che ha torto, restano un paio di riflessioni da fare su questo punto. La prima riguarda la fruizione die miei modelli. Oltre al modellista e agli altri modellisti che eventualmente osservano il modello a una mostra, il resto delle persone che vedono un modello (possono essere i frequentatori occasionali di una mostra, i curiosi. gli amici o i familiari) e che costituiscono la maggioranza del pubblico fruente, poco o nulla sanno di cosa il nostro modello rappresenta, se non circoscritto nelle generiche categorie di aerei, mezzi militari, navi etc.; da ciò ne deriva che ancora meno sanno del fatto che la fusoliera di un Su-27 in 1/72 -a titolo di esempio- è più corta di mezzo millimetro rispetto alla corretta riduzione i scala, come attestato dai disegni. Sempre che, e questo spesso è un qualcosa che non viene tenuto conto, gli stessi disegni non siano errati! In conclusione, un lavoro di pittura ben fatto e ben curato, la cura dell’effetto scenico (a discrezione di ognuno di noi e della sua coscienza di modellista che gli indicherà i paletti entro cui stare) colpirà molto di più lo spettatore medio (che ripeto, anche a costo di essere noioso), che non la lunga trafila di modifiche fatta per portare il modello alla esatta scala, che molto spesso suscita nell’interlocutore il classico interrogativo se non avesse null’altro di meglio da fare. Nel loro pragmatismo, gli inglesi affermano che se assomiglia a un’oca, starnazza come un’oca e cammina come un’oca, allora ci saranno grandi possibilità che essa sia proprio un’oca! Che rapportato al modellismo sta a significare che nel momento in cui un kit assomiglia a un F-16, allora ci saranno grandi possibilità che esso sia un F-16!

Un secondo fattore che secondo me ha portato alla degenerazione del modellismo è l’invasione ormai incontrollata dei prodotti così detti aftermarket e della corsa sconsiderata ad essi, da parte di modellisti che, ancor prima di aver sottomano la scatola, si fiondano ad acquistare resine fotoincisioni spesso in maniera indiscriminata e talvolta inutile. Ma qui è necessario fare una piccola precisazione, perché a differenza del contarivettismo, l’uso di set di dettaglio trova ampie giustificazioni, e io stesso non ne faccio mistero di averne fatto uso. ma Veniamo a noi. Una giustificazione è data dalla scala: più una scala è grossa, più essa avrà bisogno di dettagli; quindi è vero e inconfutabile che, almeno che non si voglia fare un giocattolo, quando si lavora in 1/32 o superiori non si può prescindere da resine e soci. Già in 1/48 si può scegliere se usarli o meno e in entrambi i casi non è un delitto, essi diventano del tutto inutili nella scala 1/72, dove le dimensioni ridotte dei modelli rendono vano oltre che più faticoso un lavoro di dettaglio portato all’estremo.

Terzo punto: la coscienza del modellista. Ogni uomo, prima che ancora ogni modellista, ha una propria coscienza, che gli suggerisce cosa è giusto o non giusto fare. E sarà proprio quella vocina interna a guidarci nella costruzione del modello. Ma il punto è questo: la nostra coscienza dorme tranquilla? Io personalmente, sempre in ossequio a quanto affermato nel primo punto circa il pubblico fruente dei nostri modelli, non mi faccio problemi ad accettare quei compromessi che il dover rappresentare la realtà impone (avevo già distinto nel precedente articolo la riproduzione dalla rappresentazione), e la mia coscienza dorme tranquilla. Ed è per questo che esalto una tipologia di modellismo, tanto cara agli inglesi e americani, che giustamente tengono fede al loro motto che la vita è divertimento: è quella del what if… in cui ognuno di noi per un attimo abbandona paranoie da federo standard e altri tecnicismi da modellista professionale, per lasciar correre la propria fantasia. Voglio fare un Tomcat con insegne italiane anche se non ha mai volato con l’AMI? Perché no? Chi me lo vieta? Ho comunque raggiunto lo scopo del mio modellare, ovvero divertirmi, e questo significa aver speso bene i propri soldi e il proprio tempo!

Questa è la mia personale ricetta del fare modellismo, e come tale, perfettamente discutibile e fallibile. Dopotutto, non sono stato io a dire per primo che ognuno ha una propria coscienza e una propria concezione di divertimento??