
Ecco la mia ultima realizzazzione! Dato che scrivere un’articolo di nuovo sarebbe una tautologia inutile (si veda l’articolo “La signora in giallo” sempre nella categoria auto), mi limiterò qui a dire due note più che altro di argomento coloristico. Il telaio e la struttura interna si dipingono in blu (ho usato un blu Vallejo), mentre per tutti gl ialtri dettagli ho usato acrilici Tamiya e smalti Humbrol (ormai uso solo acrilici, ma come nero semi-lucido, lo smalto Humbrol 85 resta a mio modo imbattiible!)

E veniamo al problema spinoso del nostro montaggio, ovvero la pittura della carrozzeria. L’auto si presenta in un elegante monocromo verde metallizzato molto scuro, per realizzare il quale la Tamiya popone un miscuglio dei suoi acrilici. Non avendo voglia di realizzare tale miscuglio, mi sono procurato un “Verde Mirto” della linea Spraycolor, che sono tinte originali per automobili, che a mio modo cattura abbastanza bene il verde dell’auto originale.

Il problema sta tutto nel fatto che questo colore è cangiante a seconda dellla luce e in alcune foto e filmati in mio possesso esso variava dal nero, al verde bottiglia, fino ad arrivare al blu i ncerte inqaudrature! Come detto, questo verde m isembrava il compromesso migliore! Sta a voi giudicare il risultato!

In questo momento sono già al lavoro su un’altra 155, la vettura gemella a quella presentata su queste pagine (si veda l’articolo “Un sogno italiano” presente sempre nelal categoria automobili) che spero di rpesentare al più presto su queste pagine. E poi altre scatole di questa meravigliosa serie del DTM giacciono nel magazzino in attesa di ricevere le mie cure, anche se c’è sempre una domanda che mi ronza in testa: ma gli aerei, mi ricorderò ancora come si fanno?
Basta avere pazienza e su queste pagine risponderò anche a questo quesito…
buon modellismo
Ale85
Mercedes C-Class DTM “Tabac-Original/Sonax”
The dark Lady…

Dopo aver tirato in mezzo Jessica Fletcher a proposito della Mercedes del team Promarkt già presentata su queste pagine, eccomi ancora a scomodare una donna e a paragonarla a una macchina! Spero che questo mio profano avvicinamento non urti chi rende meravigliose le nostre vite, le donne! Romanticismi a parte, veniamo al soggetto di questo articolo: continua l’«esplorazione» della serie di auto da turismo Tamiya, sempre di quella meravigliosa serie dedicata alle vetture che nei primi anni ’90 animavano le corse del campionato tedesco DTM. E come non pensare a una femme fatale parlando della Calibra che nel 1995, pilotata da una vecchia conoscenza del circus della F1 -J.J.Letho- si fece notare per la sua livrea nero lucido e la sua linea schiacciata che le donavano così tanto fascino. Fascino che la Tamiya ha saputo trasporre perfettamente in scala 1/24, con un altro modello da urlo! Evidentemente Munch nel suo capolavoro ha voluto rappresentare la faccia di un modellista che ha appena aperto la scatola della nostra Calibra «Cliff»… Inoltre le rifiniture in argento e gli sponsor in bianco danno ancora più eleganza alla vettura, già bella di per sé!

IL MODELLO
Come già detto in sede di presentazione, si tratta di un kit meraviglioso, nel classico stile Tamiya. Anche a costo di essere ripetitivo, questa delle auto DTM è per me una delle più belle serie di kit prodotti dalla ditta nipponica. Aprendo la grossa scatola troviamo circa un centinaio di pezzi ripartiti su due stampate in plastica nera, una di plastica trasparente, più una piccola con alcune parti cromate. A completare le gomme in vinile e le decals, che nel mio esemplare apparivano segnate in modo preoccupante, ma su questo tornerò a tempo debito. Il dettaglio è completo, dal motore al telaio, con la possibilità di lasciare in vista il propulsore tramite il cofano rimuovibile. Chi ha la documentazione ma soprattutto la voglia e la capacità, può dettagliare quanto vuole il modello, altrimenti lo si monta da scatola, che fa già la sua figura! Completo il dettaglio interno, anche qui, come per le altre auto vale il discorso delle cinture su decals, ma come sempre la Eduard ha il rimedio…

MONTAGGIO
Non starò a raccontare passo a passo il montaggio del modello, sarebbe solo una tautologica ripetizione del foglio istruzioni, che penso tutti siano in grado di interpretare…
Aggiungo soltanto qualche annotazione dove necessaria: partendo dal motore, lo dipingeremo come da istruzioni, per poi procedere a un lavaggio a olio sulla parte in alluminio, con lo scopo di esaltarne il dettaglio e spezzarne il piatto e la lucentezza. Per quanto riguarda il telaio, non disponendo dello spray TS-17 consigliato e dalle istruzioni, e sopraffatto dalla mia atavica pigrizia che ha fatto si che non scendessi in negozio a prenderlo, ho preferito sostituirlo con l’11 Humbrol, mentre le parti indicate sulle istruzioni da colorare in X-11 Tamiya, sono magicamente diventate in polished alluminium sempre Humbrol, della serie Metal Cote…

Così è stato per i freni a disco (pastiglie in XF-56, centro del disco in X-31; lavoro inutile, i cerchione inghiottirà tutto in un abisso di oblio…), per la griglia del radiatore e compagnia…verniciata! Se volete fare un esercizio di stile (io lo ho fatto, a dipingere mi diverto) colorate gli ammortizzatori di giallo e rosso previa mano di primer grigio (dare il giallo e il rosso, i colori non coprenti per eccellenza sul nero è impresa impossibile), poi mascherate il tutto e date una mano di nero semilucido (Humbrol 85) sui pezzi. In questo modo avete sprecato un bel po’ di ore della vostra vita, nelle quali avreste potuto o portarvi avanti coi lavori o uscire con la morosa, però sapete che dietro il cerchione si nasconde un piccolo capolavoro di arte pittorica (essere single permette queste piccole facezie, anche se forse avrei fatto meglio a uscire e cercar di trovare una mororsa…)!

Gustatevi ogni singolo passaggio, e comunque in men che non si dica vi troverete sotto gli occhi la vostra Calibra! Infatti tra una facezia e l’altra è il momento di dare alla carrozzeria quel manto nero che la rende tanto affascinante. Per fare questo ho usato l’apposito spray Tamiya TS-14, a cui ho passato una prima mano di lucido sempre Tamiya (TS-13), una mano di future per preparare il modello alla posa delle decals, altra mano di lucido. E veniamo al discorso decals, unico brivido lungo il montaggio. Dato che il kit è un po’ vecchiotto, le decals si presentavano rigate e segnate e al primo contatto con l’acqua, si sono disintegrate in tanti pezzi e mi è toccato fare il puzzle. Per evitare di finire in neuro, ho passato una mano di lucido Tamiya direttamente sul foglio e poi messo le decals. Problema risolto. Visto come è semplice? Il trasparente dei vetri, dopo attenta mascheratura, ha ricevuto i frame in nero, e poi si è fatto un tuffetto nella future uscendo lindo e profumato di fragola!

Bene il montaggio degli ultimi particolari (vetri, fanali, antenne fatto con sprue filato a caldo) e l’unione della scocca completa il montaggio. Non resta che ammirare il vostro lavoro e metterlo in una vetrinetta a fare bella mostra di sé. Quanto alla mia, è già vicino alla signora in giallo e alle due Alfa, altro tassello di una collezione che pian piano comincia a prendere le forme volute dalla mia mente!
Buon modellismo!
La signora in giallo

Non parlo della famosa scrittrice di romanzi gialli interpretata da Angela Lansbury, bensì della Mercedes C-180 che nel 1994 contribuì alla riscossa della casa tedesca nel campionato DTM, dopo che l’anno prima l’Alfa 155 di Larini aveva dominato il campionato suonando per bene i boriosi tedeschi che avevano preso sottogamba l’impegno Alfa Romeo. Il titolo di questo articolo è giustificato dal fatto che il modello da me presentato portava la vistosissima livrea gialla del team Zakspeed-Promarkt, che la rendeva immediatamente riconoscibile in mezzo al groviglio di vetture che prendevano parte alle competizioni. Pilotate da Van Ommen e Thiim, queste vetture ben si comportarono durante quella stagione vincendo anche alcune gare, con entrambi i piloti (3 con Thiim, 3 con Van Ommen). Alla fine il campionato andò a Ludwig, che pilotava anch’esso una Mercedes ma nel classico colore argento e con le insegne del team D-2. Da segnalare anche quell’anno l’ottimo comportamento delle Alfa Romeo 155, che però non riuscirono a confermare il titolo piloti e costruttori conquistato l’anno prima.

IL MODELLO
Nel lontano 1994, proprio in concomitanza con le gare che le vedevano impegnate, la Tamiya produsse una meravigliosa serie di auto che avevano preso parte al DTM, producendo tanto l’Alfa 155 (di cui ho già pubblicato un articolo su queste pagine), quanto la Mercedes C-180 (con tre diverse livree) quanto la Opel Calibra. Si tratta di modelli meravigliosi, secondo me i migliori mai prodotti da Tamiya, purtroppo non più ristampati e attualmente rari da reperire. Il kit in questione è quello relativo, come detto alla macchina del team Zakspeed e si compone di un centinaio di pezzi ripartiti su tre stampate: una in un agghiacciante giallo, una in nero, una trasparente. A completare il kit la carrozzeria stampata anch’essa in giallo -questo nell’ottica di favorire chi non ha voglia o capacità di dipingere il modello-, una sacchettino con dentro le gomme e lo stemmino Mercedes fornito sottoforma di sticker adesivo. Il dettaglio è buono, completo, con la rappresentazione del motore che può essere lasciato in vista (chi ha voglia e tempo può iper-dettagliare il modello a suo piacimento!), così come completo è il dettaglio interno: forse l’unico neo è dato dalle cinture di sicurezza sotto forma di decals, ma si può chiuder un occhio o ricorrere a quelle fotoincise Eduard. Bene ora non resta altro che inforcare gli occhiali da sole (credetemi, quella plastica gialla è veramente tremenda per gli occhi!), prendere in mano colla e colori e iniziare il montaggio!
MONTAGGIO
Nulla di più semplice ed intuitivo! Basta seguire le istruzioni per montaggio e colorazione, pedissequamente ed il gioco è fatto. Ho iniziato dal motore, che si compone di nove pezzi. Il colore base del blocco motore è l’alluminio XF-16 Tamiya, con particolari in nero, mentre gli scarichi sono un marrone rossiccio. La cosa mi lascia un po’ perplesso ma considerato che non sono riuscito a trovare foto che confermassero o sbugiardassero la Tamiya e considerato che poi poco o nulla sarebbe rimasto in vista non mi sono affannato più di tanto e mi sono fidato. Unica nota di “colore” è stato un leggero lavaggio a olio nero sul blocco motore per spezzare un po’ la monotonia dell’alluminio e dare un po’ di vita al pezzo, altrimenti troppo piatto. Fatto questo si assemblano i pezzi componenti il motore e lo si archivia in attesa che venga il suo momento di essere installato. Il telaio è molto dettagliato nella sua parte sottostante. Fa piacere scoprire che una volta montato tutto e dipinto il tutto, nulla resterà visibile sia perché appunto sta sotto sia perché il montaggio e la colorazione del fondo piatto (che pure viene fornito trasparente ma la soluzione non mi convince più di tanto) oscurano ancora di più il lavoro fatto. Però volete mettere la gioia di sapere (e soprattutto di saperlo solo voi…) che si è fatto tutto quello che andava fatto? Il telaio, come del resto la carrozzeria è giallo. E devo dire che l’ottima vernice spray acrilica della Talken si è rivelata stupefacente, coprendo perfettamente il precedente primer bianco Tamiya e rendendo meno problematica di quanto pensassi l’unica fase che realmente temevo di tutto il montaggio, ovvero la pittura monocromatica gialla.
Ottimi i freni a disco, che resteranno visibili attraverso i cerchioni a raggi sottili: il colore dei dischi è argento (ho usato il «polished alluminium» della serie Metalcote della Humbrol per rendere la caratteristica lucentezza di queste parti) mentre la parte centrale del disco stesso è in XF-31 Tamiya «titanium gold». Per quanto riguarda i cerchi, li ho dipinti in nero semi-lucido usando lo smalto Humbrol numero 85. L’altro intervento «extra-istruzioni» è stato quello di eliminare la fastidiosa bava centrale sulle gomme usando una limetta per unghie da donna, rubata a mia mamma…
Gli interni della macchina sono molto completi e come detto in fase di recensione, l’unico neo è dato dalle cinture di sicurezza in formato di decals, ma ho lasciato perdere, usandole lo stesso. Sempre su decal sono forniti tanto i rivestimenti di kevlar quanto quelli di carbonio che avvolgono il sedile, anche qui con un buon effetto. Il colore dominante è il giallo, con alcuni particolari in nero semi-lucido, un mix tutt’altro che riposante per il povero pilota!
C’è da dire che il montaggio di queste auto è davvero veloce e senza storia, del tutto priva di difficoltà: tutto quello che deve fare il modellista è concentrarsi sulla colorazione dei singoli particolari per farli rendere al meglio. Unici punti delicati sono alla fase 3 l’installazione del motore e della trasmissione e il montaggio della struttura di sicurezza che si compone di cinque parti.

Arriviamo così alla colorazione, per cui ho usato il già citato «giallo girasole» della Talken, steso in più mani leggere previa stesura di una mano di primer Tamiya bianco. Una mano di cera Future (è la prima volta che la provavo e devo dire che è un portento) ha profumato il modello di fragola e ha preparato ottimamente la superficie alla stesura delle decals. La fase è stata un po’ problematica perché le decals sono abbastanza vecchiotte soprattutto ben ancorate al loro supporto, e quelle più lunghe e delicate mi han fatto correre non pochi brividi lungo la schiena, ma alla fine tutto si è sistemato. La mia scelta è caduta sulla vettura numero 15, quella pilotata da Van Ommen. Attenzione alle istruzioni, perché le due auto differiscono in alcuni marchi e nella loro disposizione, e quindi bisogna decidere quale vettura si vuole rappresentare! Un’altra spruzzata di Future per sigillare le decals e poi si passa alla delicata fase della pittura delle guarnizioni dei finestrini. Qui consiglio di effettuare un paziente lavoro di mascherature per non sbavare, e soprattutto di ridurre ai minimi termini il potere adesivo dello scotch, onde evitare di rovinare irreparabilmente le decals (secondo voi perché ve lo dico?…). ora la mia proverbiale leggerezza, quella che non mi permette ma idi finire un modello senza fare casini, me ne ha fatta combinare un’ altra: immergendo il modello nella Future per renderla ancora più lucida, la simpatica cera mi ha sciolto completamente la vernice, rovinando il modello; inoltre il fatto che alcune parti fossero stampate in giallo e altre in nero, ha fatto si che, nonostante abbondanti mani di primer bianco Tamiya, la tonalità di giallo risultasse diversa; niente problemi per le parti interne, un po’ più grave il difetto per l’alettone, che risulta di un giallo diverso rispetto alla scocca! Bene, ora non resta che assemblare la scocca al telaio, assemblare i particolari minori (specchietti, maniglie delle porte, alettone), montare le ruote e la nostra Mercedes è finita! Ora la metto vicino alle due Alfa e metterò mano alle altre due Mercedes che ho nell’armadio per completare la serie! Sebbene non sia per nulla soddisfatto del mio lavoro, portarla a termine mi ha sbloccato psicologicamente da un periodo lungo in cui non ero riuscito a portare a termine un modello. Inoltre ho pure la scusa per prenderne un’altra, sempre che si trovi…
Buon modellismo!
Il pentimento del modellista
E se…mi fermassi a riflettere un attimo? Seriamente, con tutta la calma del caso e guardassi indietro e avanti, ma anche al presente. Lo faccio, mi fermo e rifletto. Cosa vedo? Che sbaglio sempre qualcosa, che faccio sempre una cavolata, che mi faccio prendere dalla fretta, che in un modo o nell’altro non c’è una volta che io riesca a fare un modello che non dico sia perfetto –la perfezione non esiste- ma che almeno no presenti gravi difetti o errori. Mi fermo, rifletto un attimo e vedo:
· una interminabile pigna di scatole di montaggio ammonticchiate nel mio armadio, senza un nesso logico che colleghi i singoli soggetti se non quello della spesa per la spesa (che non è una operazione matematica che da come risultato la spesa al quadrato..)
· di conseguenza tanti soldi spesi per niente
· qualcosa come 200 scatole acquistate, 150 iniziate, meno di dieci modelli finiti…
· mi sono intossicato per niente, inoltre il fatto di dover lavorare in spazi non proprio dedicati al modellismo non ha giovato
Ora, dopo l’ennesimo modello fallito eccomi qui a scrivere queste parole e a pensare di lasciare un po’ da parte il modellismo (non faccio più però la sparata di dire «Lascio tutto, addio!», come un paio di anni fa; sarò più cauto) e prendermi un po’ di riflessione. Nonché i modellismo precluda altre cose nella vita, ma forse ho perso troppo tempo e investito troppe risorse a vuoto nel mio hobby che è giunto il momento di darsi una regolata. Troppe occasioni ho sprecato e troppo tempo ho buttato chiuso in casa a respirare vernici, a zampettare senza costrutto da una scatola all’altra, accumulando magari accessori poi rimasti inutilizzati, sognando il grande modello che lasciava tutti a bocca aperta, salvo poi dover far scontrare questa mia utopia con la realtà. La realtà? Forse davvero non è l’hobby che fa per me! Qui ci vogliono ordine e pazienza, cose che in me sono presenti quanto i dromedari al polo Nord, non basta avere una mente immaginifica per far materializzare il modello! Non appena vernicio, vorrei che la pittura fosse già asciutta, in modo che possa continuare. Quando comincio a vedere vicino il traguardo, ecco la fregola di vedere il modello finito. Risultato? Modello rovinato, accantonato e uno nuovo iniziato. Moltiplicate il tutto per 10, 100 e otterrete la dimensione dello spreco!
Non sono capace di impormi di lavorare su un solo modello e non iniziarne un altro fino a che esso non è finito è più forte di me, in più se non sono io che rovina il modello ci si mette la sfiga, che faccio molto per attirare (se la fortuna aiuta gli audaci, la sfiga perseguita gli idioti!). risultato? Prendete lo Hien che sto costruendo adesso: un potenziale bel modello rovinato, che a breve o verrà accantonato a favore di un altro progetto, oppure completato per onore di firma ma con la conseguenza che ogni volta che lo guarderò non sarò soddisfatto del mio lavoro! Ergo, altri soldi comunque buttati…
Mi viene la depressione, la voglia di smettere, ma per ora mi prendo solo una riflessione e mi do ad altro, poi si vedrà! Non annuncio nulla, sputtanarmi ancora una volta non ne ho proprio voglia! Avevo già detto due anni fa di voler smettere, di non voler più aver nulla a che fare col modellismo, avevo annunciato che mai e poi mai sarebbe entrata in casa mia alcun’altra scatola, ma poi è successo tutto il contrario. E siccome non ho più l’età di bimbo, certe cose è meglio non spararle ai quattro venti salvo poi dover tornare indietro in maniera altrettanto plateale. E comunque lo Hien lo finisco…
Concorso modellistico: si o no? Riflessioni tra il serio e il faceto…
Da poco ritornato da Roma dove ho avuto modo di partecipare alla mostra “Euroma”, eccomi qui a buttare giù un paio di riflessioni semi-serie sull’utilità o meno dei concorsi modellistica! Concorso si o concorso no?
La mia opinione? Assolutamente si, ma a determinate condizioni:
a) che il confronto e la competizione siano sane e costruttive; uscire matti per ottenere solo una coppetta o una medaglietta è deleterio per l’hobby. In caso di esito negativo della vostra “spedizione” non è il caso di prendere a botte la fidanzata o lanciare l’aerografo giù dal balcone incolpando esso della non vincita di un premio, o insultando i giudici dando prova di un’ottima conoscenza delle lingue straniere: quella riservatela quando siete all’estero!
b) che la partecipazione alla mostra venga presa come un’occasione di confronto e miglioramento delle proprie tecniche e capacità; che nessuno vada lì con la pretesa di sapere tutto lui ed essere er mejo sul mercato!
c) che la partecipazione a una mostra sia l’occasione per incontrare amici, magari farne di nuovi, scambiare due chiacchiere con altre persone che condividono il tuo stesso hobby in serenità e amicizia, magari davanti a una buona birra
d) che, mi ricollego al punto uno, l’idea di vincere non diventi un’ossessione: si rischia di non volerne più sapere del modellismo
Qualora vengano meno questa cose, allora sarebbe meglio fare una semplice mostra senza alcun concorso, si eviterebbero polemiche, scontri, risse da saloon e tante altre cose poco edificanti e che mal si sposano con un hobby! La vita ci offre già fin troppi motivi per incazzarci, se anche non ce ne creiamo altri abbiamo tutto da guadagnarci…
È innegabile che possa essere bello veder riconosciuto il proprio lavoro, ma io torno a casa ancora più soddisfatto quando trovo delle persone che mi insegnano i loro trucchi e mi danno consigli per migliorarmi. Dopotutto una semplice regola di vita: accontentiamoci delle cose semplici, sono sempre le più belle…
Buon modellismo!
Kawasaki Ki-61 Hien - Hasegawa 1/32

Per gli americani era “Tony” o “Antonio” per via della grande somiglianza con l’italianissimo Macchi 202/205, per i giapponesi era la “Rondine”. Sto parlando del Kawasaki Ki-61, l’unico caccia giapponese ad essere equipaggiato con un motore in linea raffreddato a liquido, mentre tutti gli altri avevano un motore radiale. Come propulsore fu scelto il tedesco DB-601, che però fu modificato dai tecnici Kawasaki fino a renderlo più leggero. Tuttavia questo provocò numerosi inconvenienti e molti aerei andarono perduti in incidenti. A parte questo difetto, si trattò di un ottimo caccia, un duro avversario per i caccia americani e anche per le superfortezze B-29 che volavano a scaricare i loro “regalini” sui poveri giapponesi inermi durante le violente campagne di bombardamento che poi coem purtroppo ben sappiamo, culminarono con la sgancio delle due atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Durante quelle drammatiche fasi di guerra, gli Hien si dimostrarono ottimi aerei, ma lo scarseggiare del carburante e il sempre minor addestramento dei piloti per via delle emergenza belliche, resero inutile il suo potenziale.
Devo dire che non sono un appassionato di aerei giapponesi e di WWII in genere, ma quando ho adocchiato questo kit scontato e l’ho aperto non ho saputo resistere. All’interno troviamo 5 stampate in plastica grigio scuro più una di trasparenti, per un totale di 151 parti. Il dettaglio di superficie è ottimo, come del resto quello interno e quello generale. Dopotutto la Hasegawa gioca in casa e ha sfornato un modello sublime già da scatola. L’abitacolo si compone di una trentina di parti, alcune veramente minuscole! L’unico difetto è dato dalla mancanza delle cinture di sicurezza, per il resto direi che è del tutto superfluo ricorrere a set di dettaglio. Intelligente i ricorso a un longherone per il fissaggio di ali e piani di coda, col duplice scopo di rendere robusto il montaggio e dare il giusto diedro alle parti. Ottime le ruote, già fornite di effetto peso, buoni i vani carrello. I trasparenti sono limpidi e confezionati a parte, per evitare sfregamenti e graffi, e fornisco il tettuccio sia scomposto in tre elementi sia in unico pezzi, a seconda che lo si voglia rappresentare aperto o chiuso. Come piccolo bonus della produzione iniziale è fornito il figurino in piedi del tenente Kobayashi, mentre nelle stampate è presente un ottimo pilota da mettere dentro l’abitacolo! Per concludere il foglio decals: esso offre la possibilità di realizzare tre aerei: quello di Kobayashi (a cui furono accreditati ben dodici B-29 abbattuti!!) in metallo naturale con macchie in verde, uno in metallo naturale e uno con mimetica verde su metallo naturale! Non c’è che l’imbarazzo della scelta. A mio modo di vedere un ottimo kit, come nello stile Hasegawa degli ultimi tempi (meravigliosi i suoi FW-190, Bf-109 e P-47 nella grande scala!), che già da scatola può fare un figurone, mentre nelle mani di modellisti esperti può davvero diventare un capolavoro! E io che saprò farne? Aspettate e vedrete! Un articolo su queste pagine comparirà molto presto, giusto il tempo di mettere assieme il kit!
- MODELLO: Kawasaki Ki-61-I
- SCALA: 1/32
- MARCA: Hasegawa
- ARTICOLO: ST28
- TIPO KIT: plastica a iniezione
- PREZZO: 35 euro (in offerta!!!)
- COSA VA: ottimo dettaglio, scomposizione intelligente
- COSA NON VA: mancanza cinture di sicurezza
Grumman F-14D “VF-2 Bounty Hunters Last cruise” - Hasegawa 1/48

Il Tomcat è troppo noto e lo spazio a disposizione troppo esiguo perché ne possa tracciare un profilo storico/tecnico. Per quello lascio la parola alla miriade di libri, monografie che trattano l’argomento. Esso è un vero e proprio mito fra i modellisti e gli appassionati di aeronautica in genere: quanti di noi non sono rimasti affascinati dal Micione dopo averlo ammirato nel film «Top Gun»? e quanti di noi modellisti, dopo aver visto il film, non sono immediatamente corsi nel negozio sotto casa ad acquistarne una scatola? E se l’aereo è un mito, altrettanto lo è il kit Hasegawa in 1/48! Per tutti questo è IL Tomcat per antonomasia. La versione da me recensita in questa occasione è la D, l’ultima evoluzione, caratterizzata da motori più potenti e da avionica perfezionata. La scatola è relativa alla crociera d’addio del Tomcat, in questo caso con gli accattivanti colori del VF-2 i famosi «Bounty Hunters». Si tratta di un’edizione limitata. La copertina è caratterizzata non dal disegno dell’ottimo Koike Shigeo, ma da una foto dell’esemplare vero –uno dei due riproducibili con l’annesso foglio decals- coni colori sgargianti del CAG. Anche se livree portate dalle ultime versioni del Tomcat non sono il massimo in quanto a colore, tuttavia ci si può sbizzarrire con la sporcatura e l’invecchiamento. E a giudicare dalla foto ci sarà da divertirsi parecchio! Come dicevo le decals danno la possibilità di realizzare due esemplari del glorioso Vf-2, un aereo del CAG –il comandante del gruppo- con insegne ad alta visibilità e uno più anonimo con insegne low-viz! Scopriamo poi il fascicoletto delle istruzioni diviso in 41 passaggi molto chiari, l’ottimo foglio decals, ben stampato dalla nostra Cartorgraf, dieci stampate in plastica grigia, una in plastica trasparente, una scatoletta con dentro una lastrina fotoincisa, le ruote in gomma, i cerchi in metallo bianco. In tutto sono 250 pezzi da assemblare. Analizzando il modello, si può notare innanzitutto che la scomposizione in un elevato numero di parti rende difficoltoso il montaggio, soprattutto a livello delle prese d’aria. Passando al dettaglio, notiamo un buon dettaglio per abitacolo e vani (migliorabili entrambi oppure sostituibili con i set in resina!). le ali possono essere posizionate con la freccia a piacere e c’è la possibilità di montare flap e slats estesi. Ottimi i carrelli, che necessitano solo l’aggiunta dei cavetti dei freni. Purtroppo sono del tutto assenti i carichi missilistici (ci sono solo due serbatoi da mettere sotto le prese d’aria) il che obbliga a recuperar i missili da altri modelli o in alternativa a acquistare i weapon set alternativi Hasegawa. Visto il costo non irrisorio del modello, almeno potevano mettere qualche missile, visto che kit meno blasonati e più economici (si legga Academy, Italeri, Revell) forniscono carichi completi…
Che dire in conclusione? Un kit mitico, una sfida affascinante che non finisce mai di attirarmi in trappola –un po’ come il malefico canto delle sirene…- e che sarà il mio prossimo progetto! Tempo di liberarmi di altri montaggi in corso, procurarmi qualche resina e fotoincisione e poi il Micione Hasegawa atterrerà sul mio tavolo di lavoro! Seguirà articolo!
- MODELLO: F-14D Tomcat «VF-2 Bounty Hunters last cruise»
- SCALA: 1/48
- MARCA: Hasegawa
- ARTICOLO: 09719
- TIPO KIT: plastica a iniezione
- PREZZO: 50 euro circa
- COSA VA: ottimo dettaglio inciso, buon dettaglio di cockpit e vani carrelli, fotoincisioni
- COSA NON VA: montaggio non troppo agevole, mancanza di carichi alari
Ju-87 G-1 Stuka “Kanonenvogel”

Se qualcuno dovesse mai chiedermi per quale motivo ho acquistato questo kit, non lo saprei nemmeno io! Mi spiego: usualmente mi occupo di aerei moderni, specialmente quelli britannici, ma mi piacciono in genere i moderni jet. E allora perché mai uno Stuka? Probabilmente il quesito rimarrà per sempre insoluto. Fatto sta che dopo aver a lungo temporeggiato, alla fine mi sono deciso a costruirlo.
La scala 1/32 è la mia favorita, nonostante non abbia spazio in casa e i miei siano in costante piede di guerra per questa mia scelta. Ma tant’è: prima o poi passando sotto casa mia si potranno trovare tante belle scatole a prezzo di…spazzatura!! Quindi passate, amici modellisti e potreste fare l’affare della vita!
Ok, basta scherzare. Il kit Hasegawa da me scelto è dedicato alla versione G, anticarro. La cellula di base è quella di uno Ju-87 D-5. esternamente si distingue immediatamente per i cannoni da 37 mm appesi sotto le ali. Questa particolare versione dello Stuka fu progettata apposta per combattere i possenti carri sovietici nel fronte orientali. Legato a filo doppio a questo aereo, c’è la leggendaria figura di Ulrich Rudel, l’asso della caccia ai carri sul fronte russo. Nelle prime tirature del kit c’era come bonus un figurino in metallo proprio dell’asso tedesco in compagnia del suo cane.
All’interno della grossa scatola troviamo delle ottime stampate in plastica grigio scuro, molto ben incisa e molto lavorabile. I pezzi che compongono il modello, stando alle indicazioni messe sulla scatola, sono 167. il dettaglio è più che buono, il cockpit è completo, anche se un po’ basico, mancando anche delle cinture di sicurezza. Molto ingegnosa la soluzione del longherone per permettere il giusto diedro alle ali e dare robustezza all’incastro. Davvero ben studiato! I trasparenti sono molto belli, mentre le decals sono per due esemplari: uno è lo Ju-87G2 di Rudel, l’altro un G-1
Piuttosto anonimo. Ricordo che la Cutting Edge ha appena messo in commercio due fogli dedicati allo Stuka Hasegawa, con soggetti meno banali e più accattivanti. Sono forniti i pezzi opzionali per le due versioni (estremità alari, flaps e pannelli alari), mentre per facilitare la colorazione a fondo del foglio istruzioni ci sono della mascherine da ritagliare e applicare al modello!
Davvero un modello a prova di principiante!
MONTAGGIO
Nulla da dire sul montaggio, dato che ho montato il modello esattamente come esce dalla scatola. Ricordo che, per chi volesse superdettagliare all’inverosimile il modello, la Eduard ha commercializzato due set fotoincisi, uno per gli interni e uno specifico per le cinture di sicurezza, mentre da Aires e Verlinden sono stati commercializzati rispettivamente un set per le ruote e uno per il motore, entrambi in resina. La costruzione come al solito è cominciata dall’abitacolo, composto da una ventina di pezzi di buona qualità. Il tutto è stato dipinto il grigio RLM66 Gunze, poi drybrushato con il grigio RLM 76 per dare risalto ai dettaglio. Dato che il mio scopo era quello di arrivare il più velocemente alla verniciatura, che è la parte più divertente a mio modo di vedere del modellismo, non ho aggiunto alcun dettaglio. L’unione delle due fusoliere non provoca problemi, così come il resto del montaggio, davvero sbalorditivo per la sua semplicità e linearità. I giapponesi, al momento della progettazione dello stampo, hanno davvero fatto un bel lavoro! Bravi!
L’unico punto che richiede attenzione è quello del montaggio delle ali, perché è qui che si hanno le maggiori differenze fra G-1 e G-2, quest’ultimo ha un’apertura maggiorata rispetto al G-1, quindi attenzione a non confondere i pezzi! Superato quest’ostacolo, il modello è praticamente finito, dal momento che anche il resto delle giunzioni è senza storia; forse il cofano è un po’ laborioso, ma alla fine tutto si risolve con poco stucco e una carteggiatina. A parte ho montato e verniciato l’elica, dipingendo le pale in RLM70. so poco degli aerei WWII, ma perlomeno so che non devo scrostare le pale…sono di legno!!!!! L’ogiva è in RLM66 così come i cerchi di ruote e ruotino.

Ed eccoci al puro divertimento, ovvero la fase della colorazione! Ho deciso di realizzare l’esemplare G-1, appartenete ad un centro prove Luftwaffe, ma non per questo l’aereo è pulito!!!
Per prima cosa ho dato una mano di fondo usando un grigio molto chiaro della Lifecolor. Poi con il nero ho fatto il pre-shading e ho lasciato asciugare.
La mimetica del mio aereo è quella classica a sprinter 70771 su 65. I colori usati sono i Gunze, molto diluiti e passati in mani leggere. I riferimenti sono H-67 per l’azzurro 65, H-64 per i verde RLM71, H-65 per il verde più scuro RLM70. ho cominciato dalle superfici inferiori, più chiare per poi passare ai verdi superiori. Ho usato le mascherine fornite dal kit. Ho schiarito il centro delle pannellature sotto con il blu mischiato al bianco, sopra con una passata di giallo mooooooooolto diluito!
Una passata di lucido prepara il modello alla posa delle decals; qui ho avuto problemi con il liquido ammorbidente Gunze: essendo una delle prime volte che lo uso, non ho ancora capito il giusto dosaggio e molte decals me le ha devastate…per fortuna poco visibili!
Una mano di opaco trasparente, sempre Humbrol, sigilla il tutto. Le pannellature sono state evidenziate con un pennarello per disegnatori a punta fine (0,05 mm).
FINITURE
Il montaggio degli ultimi particolari completa il montaggio: tettucci, cannoni, ruote e ruotino di coda, antenne varie ed il gioco è fatto!!
La costruzione del modello mi ha complessivamente soddisfatto e m isono molto divertito nel farlo! Ora però, lasciatemi tornare ai miei soggetti moderni, anche se non escludo puntate nella WWII. Il Dauntless mi tenta.. Però per ora mi faccio un bell’F-16!! Ah…1/32 bien sûr…
Buon modellismo Alessandro Gennari
Bae Nimrod - Airfix 1/72
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E dopo tanta attesa, eccolo finalmente fra le mie mani! Parlo del Nimrod Airfix in 1/72, che segna il ritorno dell’Airfix a un modello nuovo dopo tempo immemore! Esso si presenta dentro una scatola imponente, e il modello finito non lo è da meno: infatti il modello finito è lungo quasi 60 cm per un’apertura alare di quasi 50! Più o meno quanto un F-15 in…1/32! All’interno troviamo tre grandi stampate in plastica grigia e altre tre di dimensioni più piccole, più una di trasparenti, per un totale di 250 pezzi da assemblare. Il dettaglio di vani carrelli, abitacolo è molto spoglio, per contro le incisioni sono in fine negativo e tutte le superfici di governo sono separate permettendo la scelta di come montarle. Le istruzioni sono un libretto vero e proprio, da studiare attentamente prima di iniziare l’assemblaggio, che deve partire sol quando si ha già ben chiaro quale delle 6 versioni proposte dalla scatola realizzare. Le decals, stampate su un foglio formato tovaglia dall’aspetto decisamente lucido, coprono tutte le versioni e tutte le livree del Nimrod, a partire da un MR.1 in livrea bianco/grigia ambientabile sul finire degli anni 70, passando per la mimetica a due toni Hemp su Grigio (con un esemplare che ha preso parte alla guerra nella Falkland, uno basato in Australia e uno operativo nell’operazione Telic) fino ad arrivare a versioni attuali in mono-grigio o in bi-grigio. Ciascuna di queste versione ha dei propri pezzi opzionali, comunque adeguatamente segnalati dalle istruzioni, che dopo 19 fasi di costruzione comune a tute le versioni, nei successivi passaggi spiega versione per versione quali pezzi usare. Un po’ carente l’indicazione della colorazione, che si limita, almeno nella parte del montaggio a fornire il numero dello smalto Humbrol senza specificare il nome del colore né un suo riferimento BS o FS. Tornando ai particolari, ottimamente rese a mio avviso sono le ruote e i carrelli, mentre viene fornita un’ampia scelta di carichi bellici da installare nella lunga stiva bombe, che si può montare aperta o chiusa. Un’ultima considerazione ancora sulle decals: esse sono molto complete di tutti gli stencils di servizio, davvero numerosi. In conclusione un modello che fa prudere le mani, ma che si presenta impegnativo per via soprattutto delle ragguardevoli dimensioni e inoltre, leggendo un articolo apparso di recente su Scale Aviation Modeller International, le giunzioni dei pezzi principali sono tutt’altro che perfette, ma può darsi che quello fosse un problema dell’esemplare recensito sulla rivista che era ancora un test. Quando affronterò il montaggio pubblicherò un articolo su queste pagine per mostrare il bestio finito!
· MODELLO: BAe Nimrod
· SCALA: 1/72
· MARCA: Airfix
· ARTICOLO: A12050
· TIPO: plastica a iniezione
· PREZZO: 55 euro
· COSA VA: incisioni in fine negativo, ottima scelta di decals, istruzioni chiare, unico Nimrod in questa scala
· COSA NON VA: scarso dettaglio interno, indicazione dei colori solo con referenze Humbrol
CH-47 Chinook C (HC-1) - Italeri 1/48

Dopo che l’Italeri aveva rilasciato la versione armata, era logico attendersi la classica versione da trasporto, che infatti non si è fatta aspettare molto. La confezione è enorme e davvero, se non si legge la scala, si rischia di confonderlo con un modello in scala più grande dell’1/48. Ma è 1/48! All’interno troviamo 5 stampate in plastica grigia e una il plastica trasparente, per un totale di 200 pezzi. Le dimensioni del modello, come del resto lasciava già immaginare la scatola, sono davvero notevoli e il risultato si preannuncia mozzafiato. Analizzando il modello, scopriamo che ha un abitacolo ben dettagliato, così come le pareti del vano cargo, che tuttavia sono ben lontani dal rappresentare l’intrico di cavi e cavetti e centinature varie che nella realtà corre lungo l’elicottero. Tuttavia la base c’è e se non si ha l’intenzione di costruire un modello che sbaragli tutti gli altri alle mostre e punti dritto al best of show ci si può accontentare, mentre i modellisti più esperti e desiderosi di superdettaglio trovano pane per i loro denti. Se vogliamo gli unici nei sono la strumentazione su decals e la mancanze delle cinture di sicurezza sui sedili dei piloti, ma a questo provvederà sicuramente qualche ditta di accessori, Eduard in testa. Buone le incisioni in fine negativo e buono il dettaglio esterno in genere, completo di tutti gli ammennicoli di cui sono dotati gli elicotteri. Un consiglio: prima del montaggio studiare con cura il manuale di istruzioni e scegliere fin da subito la versione che si intende fare. Questo permetterà di districarsi meglio durante il montaggio, dato che alcuni particolari esterni sono peculiari di una versione piuttosto che di un’altra. Le istruzioni del resto sono molto chiare e complete, presentando anche un breve cenno storico in più lingue sulla prima pagina; seguite pedissequamente ci condurranno in poco tempo alla fine del nostro Chinook. Il pezzo forte del kit è senza ombra di dubbio il foglio decals, formato lenzuolo, con la possibilità di realizzare ben 6 esemplari diversi. Vediamoli in dettaglio: si tratta di due esemplari della Royal Air Force britannica, con la vecchia livrea grigio/verde su nero opaco; uno ha operato durante la guerra delle Falkland, l’altro ha partecipato alle operazioni militari in libano nel 1984. Quest’ultimo è particolare dato che inalbera in coda e sulle superfici inferiori, delle vistose Union Jack.
Scorrendo poi le opzioni del kit troviamo: un esemplare australiano con un accattivante mimetica verde/tan, un esemplare canadese con la stessa mimetica di quelli britannici ma con le superfici inferiori grigie anziché nere; un esemplare italiano con la vecchia mimetica NATO impegnato in Iraq nel 2005 e da ultimo un esemplare USA in verde oliva, piuttosto anonimo nella livrea ma ravvivato dalla scritta GERONIMO
Ottimi i trasparenti, fasciati a parte e belli limpidi.
Conclusione per il libretto di documentazione accluso: esso presenta disegni tecnici molto accurati, un dettagliato walk-around di un esemplare italiano che fa la felicità dei patiti del super-dettaglio e i profili a colori degli esemplari realizzabili con le decals del kit. Una buona idea sicuramente; un po’ più discutibile l’utilità di accludere un cartoncino con la stampa del disegno della box-art pulito dai marchi e dalle scritte. Pare più un escamotage per una ritoccatine del prezzo che non un gadget utile e sentito. Ottima davvero invece l’idea del piccolo libricino.
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MODELLO: CH-47 C (HC-1) Chinook
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SCALA: 1/48
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MARCA: Italeri
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ARTICOLO: 2662
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TIPO KIT: plastica a iniezione
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PREZZO: 50 euro circa
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COSA VA: ottimo dettaglio, vasta scelta di decals, libretto di documentazione
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COSA NON VA:
Tornado Gr.4 “Flashman experimental scheme”

Foto testo e modello di Alessandro Gennari
La versione Gr4 è l’ultimo update effettuato sulle macchine soltanto per la Royal Air Force Britannica, che ha reso il Tornado una macchina molto pi efficace e aggiornata tecnicamente, e che ne prolunga la vita operativa per altri anni. Esternamente si distingue dalla versione di base Gr1 per la comparsa, sul lato sinistro della fusoliera di un POD Flir, che si affianca al designatore laser LRMTS, già dotazione dei Gr1 standard. L’installazione del FLIR ha comportato l’eliminazione del cannone sinistro. La versione che ho rappresentato nel mio modello appartiene alla SAOEU (Strike/Attack Operational Evaluation Unit) basata a Boscombe Down ed è stata usata in occasione di alcune esercitazioni tenutesi nel 2003 nella zona di China Lake, negli USA. E’ uno schema sperimentale e a mio modo di vedere accattivante e originale, che permette di realizzare un soggetto comunque molto gettonato, ma diverso dai soliti IDS Italiani…
IL MODELLO

Per la realizzazione del mio modello, ho scelto il kit Italeri in scala 1/48 (foto 1) che si presenta meglio dell’Airfix e rispetto al kit inglese, presenta non pochi vantaggi: pannellature in negativo e il fatto che tutti i set di dettaglio esistenti sono stati studiati appositamente per questo modello! Da parte sua, il kit Airfix presenta una dotazione di stencil molto completa. Infatti le decals del soggetto in questione sono state prese proprio dal foglio Airfix compreso nel kit della versione Gr4. devo dire che a fine montaggio ben poco resterà del kit originale, e il perché lo vedremo subito, esponendo passo a passo il montaggio. Come al solito ho cominciato dall’abitacolo. Quello del kit è stato cestinato e sostituito con quello in resina prodotto dalla Neomega, di qualità spettacolare e molto dettagliato. Per la pittura, ho dapprima steso una mano di nero opaco Lifecolor, per poi passare, in modo molto diluito e con mano leggera, il colore di base, il grigio UA117 Lifecolor. In questo modo ho creato un primo effetto di ombreggiatura, accentuato poi coi soliti drybrush e lavaggi ad olio (foto2).

Il lavoro sulla fusoliera anteriore si conclude con il montaggio e carteggiatura del radome e soprattutto con l’eliminazione della volata del cannone sinistro, omesso sulla versione Gr4, mentre la volata del cannone destro è stata reincisa con l’ausilio del pezzo fornito nel set Flightpath (foto3).

Sempre dal set Flightapth proviene il pod FLIR che rende peculiare questa versione del Tornado.
Venendo alla fusoliera posteriore, ho attuato una modifica al sistema di rotazione dei piani di coda, inutile e fragile, omettendo l’occhiello e lasciando solo il perno debitamente limato per poter entrare nel foro predisposto. Per quanto riguarda la deriva, ho usato il set di correzione della Paragon (foto 4).

Ho montato le tipiche alette che caratterizzano gli esemplari della Royal Air force britannica e stuccato il tutto perché il raccordo fra la deriva, il pezzo in resina e la gobba di fusoliera è tutt’altro che perfetto! Sempre a livello di fusoliera posteriore, è necessario correggere alcune pannellature che, disegni alla mano, si sono rivelate errate! Se non altro quelle del kit Airfix, sebbene in positivo, sono corrette! I vani carrello sono quelli del kit, abbastanza buoni, anche se andrebbero completati con il delirio di cablaggi che vi si trovano dentro. Io per pigrizia ho omesso questo passaggio, confidando sul fatto che poco resterà visibile a montaggio ultimato. Era mia intenzione montare anche i flaps e gli slats estratti, ma ho preferito tralasciare. Problematico il montaggio degli aerofreni in caso si decidesse di lasciarli chiusi. In caso contrario, consiglio di dettagliare i vani e gli aerofreni stessi usando il foglio fotoinciso Eduard dedicato al Tornado F.3 art. 48-341. l’assemblaggio prosegue con le prese d’aria, in tre pezzi, dettagliate anche qui con elementi fotoincisi provieniti dal sublime set Flightpath, una vera miniera di dettagli! (foto 5)

Un punto problematico assai è l’unione delle alette Krugher al resto della fusoliera, avvenuta con stucco e colorite imprecazione nei confronti del modello! Ma alla fine è andato tutto a posto. L’interno delle prese va colorato in un grigio molto chiaro, corrispondente al F.S. 16492, per i quale ho usato lo smalto della Xtracolor X147. Finalmente si possono chiudere le fusoliere, ma come si può facilmente evincere dalle fotografie 6 e 7, gli incastri sono tutt’altro che perfetti e necessitano di una bella stuccatura e conseguente carteggiatura. Un lavoro tedioso, ma necessario!


Ormai il grosso del montaggio è fatto e non resta che occuparsi dei dettagli minori: ho cominciato ad occuparmi dell’armamento e dei carichi alari. La configurazione del mio Tornado è quella classica della RAF con un pod BOZ-107 sotto l’ala destra, un pod Sky-Shadow sotto l’ala sinistra per quanto riguarda i piloni più esterni. Per i piloni interni, vi sono i due serbatoi Hindemburg da 2250 litri e i missili Sidewinder, mentre nei piloni ventrali quattro bombe classiche da 250 Kg.

I piloni (foto
sono un mix fra le parti in resina fornite dal set in resina della Paragon Designs e i pezzi in metallo bianco forniti dalla Flightapth nel suo superset, segnatamente le guide dei missili. In resina Paragon sono anche i piloni esterni e quelli ventrali. Per quanto riguarda invece i restanti carichi, i serbatoi Hindemburg provengono dal kit Airfix del Gr4, i missili Sidewinder (dipinti in grigio 127 Humbrol il corpo e nero opaco la testa) provengono dall’Harrier Hasegawa, il pod Sky Shadow è di provenienza Flightpath in resina e fotoincisioni, mentre il pod BOZ-107 e le bombe sono quelle del kit Italeri (foto 9)

Le bombe sono in realtà dei simulacri da esercitazione e sono state dipinte in blu (Humbrol 25) e verde oliva per la parte dietro delle alette (foto 10).

I POD sono stati colorati con Grigio Humbrol 156 e poi completati con gli stencils forniti dalla Airfix. L’effetto è davvero magnifico, davvero realistico e inoltre il colore scuro spezza il grigio chiaro della mimetica. I serbatoi sono stati completati con tutti gli stencils del caso e sono davvero realistici. Cambiando del tutto zona, il tettuccio ed il parabrezza sono stati dettagliati internamente ed esternamente con i pezzi fotoincisi Flightpath (foto 11).

Il lavoro non è stato certo fra i più semplici, ma alla fine fa davvero un bell’effetto e la soddisfazione è garantita!
Nella zona motori, gli scarichi sono stati vantaggiosamente rimpiazzati da omologhi in resina della Paragon, che fornisce anche la piastra col meccanismo degli inversori di spinta. Con questo piccolo make-up il modello prende tutt’altro aspetto!

Stesso discorso per i carrelli, rimpiazzati da omologhi in metallo bianco dell’Aeroclub, mentre le ruote, con effetto peso, provengono anch’esse dal range della Paragon Design, una vera manna per chi come me è patito di aerei RAF!!
Per la verniciatura ho usato gli smalti Humbrol, segnatamente il numero 167 per il grigio ed il 250 per il Desert Pink. Terminata la verniciatura, inizia la tediosa fase della posa delle decals, questo ovviamente previa mano di trasparente lucido, per i quale ho usato l’apposito prodotto Humbrol. Devo dire che, sebbene di aspetto non molto promettente, le decals Airfix si stendono bene e reagiscono bene all’ammorbidente Gunze che ho usato. Ovviamente non poteva mancare l’invecchiamento e la sporcatura, e il Tornado è noto per essere il tipico archetipo dell’aereo brutto, sporco e cattivo, e quindi diamoci sotto con lavaggi ad olio e sporcature tramite gessetti. Finito di sporcare il modello e di posare le decals, è giunto il momento di dare un’altra mano di lucido per sigillare il tutto e una mano di opaco per dare la giusta tonalità e finitura. E così, dopo aver montato gli ultimi dettagli, il modello è finalmente finito (foto 13-16). In tutto mi ci sono voluti 5 mesi per finirlo, ma devo dire che il risultato mi ha soddisfatto, sebbene non esente da difetti. Tuttavia questo è stato sicuramente il mio progetto più lungo ed impegnativo!



Messerschmitt Bf-110E - Edaurd 1/48

Il BF-110 è uno degli aerei più famosi della seconda guerra mondiale, sul quale già sono stati spesi fiumi di inchiostro e sul quale penso sia inutile dire altre cose. In scala 1/48 la situazione non era molto rosea, soprattutto per quanto riguarda le prime versioni, mentre per la versione G da caccia notturna c’è l’ottimo Monogram pro-modeler. La Eduard colma il vuoto con un kit meraviglioso,la cui prima uscita è dedicata alla versione E, caccia-bombardiere. Aprendo la scatola troviamo: delle ottime stampate in plastica verde chiaro, due stampate trasparenti, un foglio di fotoincisioni di cui alcune pre-colorate, un set di mascherine adesive pre-tagliate, decals per cinque diversi esemplari e da ultimo un simpatico gadget: un piccolo bassottino in resina, con tanto di foglietto che illustra la storia di questi cani, mascotte di un gruppo della luftwaffe! Una simpatica idea per un diorama originale. I pezzi in totale sono, stando alle indicazioni della scatola, 340!!! Il libretto delle istruzioni è stampato a colori per quanto riguarda i profili e le istruzioni per la colorazione, su carta patinata. I diagrammi per la costruzione sono molto chiari, e completi i riferimenti per la colorazione. Analizzando il modello vediamo che pannellature perfettamente incise, in finissimo negativo. Il dettaglio del cockpit è strabiliante, con un mix di plastica e fotoincisioni: è un vero e proprio modello nel modello. Completo anche il dettaglio dei vani armi, che possono essere lasciati aperti. Buono anche il dettaglio dei vani carrelli (per quanto la mia ignoranza di aerei tedeschi WWII mi possa consentire di appurare), bellissimi i trasparenti. Le decals come detto sono per cinque esemplari, fra cui interessanti un caccia notturno con una mimetica verdone su nero, e un aereo con insegne irachene del Sonderkommando Junck con livrea a sprinter a toni di grigio classica. Non manca nemmeno un esemplare con l’insegna della vespa stilizzata sul musone, riproducibile anche in “tenuta” invernale. Che dire?? Un modello da sballo, e a un prezzo assolutamente contenuto, un modello che fa prudere le mani e fa venire voglia di mettere subito mano a colori e colla.
La Eduard fa centro con un modello che unisce a qualità e dettaglio made in japan un prezzo assolutamente popolare, alla portata di tutte le tasche, e comunque con un rapporto qualità/prezzo imbattibile!! E brava Eduard…
Presto su queste pagine un articolo con il montaggio del modello!
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MODELLO: Messerschmitt Bf-110E
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SCALA: 1/48
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MARCA: Eduard
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ARTICOLO: 8203
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TIPO KIT: plastica iniettata, fotoincisioni
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PREZZO: 38 euro circa
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COSA VA: dettaglio meraviglioso, grande dotazione di accessori, ottimo foglio decals, istruzioni chiare, ottimo rapporto qualità/prezzo
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COSA NON VA: montaggio reso complesso dall’elevato numero di pezzi
Fieseler Fi-156 Storch - Tamiya 1/48

Sul Fieseler Storch è stato scritto molto e non è questa la sede adatta a tracciarne un profilo tecnico/storico. Basta solo citare che è stato usato come aereo da collegamento, da personalità come il generale Rommel, e per la famosa operazione che ha portato alla liberazione di Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso nel settembre del 1943.
La Tamiya festeggia i 100 modelli in scala 1/48 e ha deciso di farlo con un modello di qualità superiore, che mi ha spinto, sebbene non sia un appassionato della WWII, a d acquistarne il kit. Il kit si presenta in un’elegante confezione in cartoncino nero, con scritto in oro, celebrativa appunto delle 100 uscite di Tamiya. All’interno di questo involucro c’è la classica scatola Tamiya, con una bella box-art dello Storch di Rommel in volo sul deserto.
Aprendo la scatola, davvero pesante, non si può non rimanere a bocca aperta davanti al contenuto: la prima cosa che salta all’occhio è il blister di cartoncino all’interno del quale troviamo il longherone delle ali in fotoincisione, la struttura del carrello in metallo bianco e un altro piccolo foglietto in fotoincisione con alcuni dettagli del cockpit. Quello che desta più impressione però, a un primo esame, sono i vetri laterali già stampati sulla fusoliera, con un incredibile mix di plastica grigia e trasparente! Roba da non credere!
Il dettaglio è completo, sia a livello di abitacolo si a livello del motore, con la possibilità di lasciarlo in vista. Studiando le istruzioni notiamo un assemblaggio razionale e volto alla più totale semplificazione sia del processo di montaggio sia di quello di colorazione finale. A proposito di colorazione, sono fornite le mascherine adesive pre-sagomate per il tettuccio e le vetrerie. Varie le opzioni di montaggio: si possono sceglie tre diversi tipi di carrello di coda: col ruotino, col pattino o con gli sci; lo stesso vale per i carrelli principali, che si possono montare o con le ruote o con gli sci.
Ci sono varie opzioni anche per i trasparenti, con la possibilità di montare o meno la mitragliatrice: per la prima opzione è fornito anche l’apposito pezzo per gli interni, con la paratia con i caricatori delle armi. D notare come il kit dia la possibilità di realizzare un piccolo diorama fornendo due figurini (Rommel e un sottoufficle) e componenti per una piccola ambientazione aeroportuale come taniche e bidoni di carburante.
Le istruzioni sono nel classico stile Tamiya, quindi molto chiare e complete, rilegate sottoforma di un piccolo libretto di 20 pagine, mentre le istruzioni per la colorazione sono fornite a parte, stampate a colori. Un’ultima annotazione riguardano le decals, complete di stencils, che permettono di realizzare 5 esemplari: due tropicali, usati da Rommel, nella classica mimetica desertica, in due varianti, di cui una classica e una molto interessante a piccole chiazze di giallo su azzurro. Gli altri tre esemplari prevedono due nella classica livrea a sprinter di verde su azzurro, di cui uno usato per la liberazione di Mussolini e l’ultimo dotato di sci e con mimetica invernale operante in Russia.
Il mio consiglio è quello di studiare bene le istruzioni e scegliere fin da subito per quale esemplare optare.
In conclusione un modello meraviglioso, che fa venir voglia di staccare i pezzi e cominciarne il montaggio. Peccato solo per il prezzo, decisamente elevato, ma c’è da dire che vale ogni singolo centesimo speso.
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MODELLO: Fieseler Fi-156 Storch
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SCALA: 1/48
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MARCA: Tamiya
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ARTICOLO: 61100
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TIPO KIT: plastica iniettata; elementi in fotoincisione e metallo
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PREZZO: 60 euro circa
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COSA VA: ottimo dettaglio, facilità di montaggio, ricchezza di accessori,
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COSA NON VA: cinture di sicurezza su decal, prezzo elevato
Una questione di…scale!!
Quando parliamo di scala di riduzione, a qualsiasi ambito noi vogliamo applicare questo concetto, intendiamo quel particolare rapporto numerico che intercorre, nel nostro caso, fra il modello e l’oggetto reale che esso rappresenta. In termini pratici questo cosa significa? Significa che, a titolo di esempio, se io mi trovo fra le mani un modello di aereo qualsiasi in scala 1/72, 1 centimetro del modello corrisponderà a 72 centimetri del soggetto reale.
Analogamente, in scala 1/48, un centimetro del modello corrisponderà a 48 dell’aereo reale e così via per qualsiasi rapporto di riduzione si intende utilizzare.
Le dimensioni dell’aereo saranno inversamente proporzionali alla scala di riduzione: tanto più è alto il rapporto di riduzione, tanto più il nostro modello è piccolo e viceversa. Successivamente passerò in rassegna le scale più diffuse del modellismo aeronautico, ma prima è interessante tracciare un po’ di storia e di evoluzione del nostro hobby, dagli esordi a come poi si sia arrivati ad un range codificato di scale divenute standard.
Spulciando qua e la, si viene a conoscenza che i primi modelli di aerei della storia furono prodotti negli USA durante la seconda guerra mondiale ma essi avevano uno scopo prettamente didattico. Essi infatti erano destinati alle scuole di volo e avevano il compito di insegnare ai piloto il riconoscimento subitaneo degli aerei nei momenti più importanti. Con gli anni cinquanta, ditte come la Revell cominciò a lanciare in commercio i primi modelli di aerei, seguita, nel 1952, dai primi gloriosi kit Airfix. Inizialmente non si badava molto alla scala, diciamo che i primi soggetti riprodotti erano tendenzialmente aerei monorotori che avevano un’apertura alare quantificabile attorno ai 25/30 cm., ma solo gli inglesi hanno introdotto una vera e propria scala standard, ovvero la 1/72.
In un periodo successivo è andata affermandosi la scala 1/48, di origine americana, che permetteva una riproduzione incredibilmente dettagliata dei soggetti, mentre solo in tempi recenti sono apparse sul mercato in gran quantità scatole in scale più grosse come l’1/32 e l’1/24, veri e propri giganti.
Come vedremo più avanti in dettaglio, quello della scala è uno degli aspetti da tenere presente al momento della scelta del modello o dei modelli da realizzare, anche se all’inizio è un dettaglio trascurato in quanto per i primi modelli ci si fa trasportare più dal gradimento verso l’uno o l’latro soggetto.
Chiaramente ci sono soggetti che possono essere riprodotti n qualunque scala, altri, come i grandi bombardieri oppure i liner, devono per forza di cosa essere riprodotti con una scala di riduzione molto grossa, pena modelli di dimensioni abnormi e in fondo in fondo inquietanti. Provate a mettere in casa un B-52 in 1/32, e poi mi direte delle proteste dei vostri genitori e dei vicini…
Fatta una sintetica quanto dovuta e importante precisazione sul concetto di scala, passiamo ad analizzare quelle che sono le scale di riduzione attualmente più diffuse sul mercato modellistica, trattando anche annessi vantaggi e svantaggi che esse comportano.
· 1/72: la scala per eccellenza quando parliamo di modellismo aeronautico. Le piccole dimensioni ne fanno l’ideale per collezioni numerose anche qualora non si possieda molto spazio in casa. Generalmente, salvo i modelli di ultima generazione, il dettaglio è basico, ma date le dimensioni non è nemmeno il caso di insistere particolarmente, anche se il modellista più esperto e smaliziato riesce a trarre da queste miniature autentici capolavori che non hanno nulla da invidiare ai modelli in scale più grosse. Le dimensioni sono, in questa ma come in tutte le scale, i due lati della stessa medaglia. Certo le piccole dimensioni agevolano il modellista sotto alcuni aspetti, uno fra tutti quello di perdonare molti errori, anche i più grossolani; ma dall’altra rendono problematico l’incollaggio e la pittura dei dettagli più minuti, che sono di dimensioni davvero microscopiche. Salvo poche eccezioni, i modelli si compongono di pochi pezzi e il montaggio risulta rapido e agile. Per quanto riguarda la varietà, ci troviamo di fronte ad una possibilità di scelta praticamente infinita ed il prezzo è generalmente alla portata di tutte le tasche.
· 1/48: di origine americana, essa permette di ottenere già dettagli completi, date le dimensioni dei modelli che, soprattutto nel caso si opti per i moderni aerei a reazione, raggiungono dimensioni davvero ragguardevoli. Le dimensioni dei pezzi permettono un montaggio e una pittura più agile, ma anche qui bisogna andare a vedere il rovescio della stessa medaglia: gli errori sono poco o nulla tollerati, i dettagli risultano ben visibili e quindi c’è la necessità, qualora si voglia effettivamente ottenere qualcosa che più si avvicini a una riproduzione, intervenire con lavori di autocostruzione e miglioria. I modelli si compongono mediamente di una quantità di pezzi variabile dagli 80 a 150, anche se ci sono alcuni modelli che raggiungono i 200 se non i 300 pezzi. Buona la varietà di scelta, di poco inferiore all’1/72, i prezzi sono anche qui alla portata di tutte le tasche.
· 1/32: in questa scala i modelli sono molto grossi e dettagliati e permette di ottenere risultati a dir poco mozzafiato. Questa scala presenta molteplici talloni d’Achille, uno su tutti il prezzo delle scatole non proprio economico; a questo si aggiunge una scelta di soggetti assai limitata anche se in costante aumento ed espansione. Ma il vero problema di questa scala è legato, manco a dirlo, alle dimensioni. Oltre che i classici problemi di logistica, che fanno sorgere la classica domanda “E mo’ questo dove lo metto???”, c’è da registrare una questione prettamente tecnica: l’errore non è per nulla tollerato e inoltre non deve essere trascurato nessuno dettaglio, nemmeno il più minuto. Io per un po’ ho fatto la scala 1/32 e devo dire che gli effetti sono davvero notevoli.
· Altre scale: esistono in commercio altre scale, meno diffuse e meno gettonate, ma che tuttavia è interessante conoscere. A partire dalla più piccola troviamo la 1/200, pensata soprattutto per la riproduzione dei moderni jet civili, che altrimenti raggiungerebbero dimensioni davvero ciclopiche anche riprodotti nella piccola 1/72. stesso discorso vale anche per la 1/144, anche se esistono riproduzioni di aerei militari, alcuni davvero pregevoli come la serie Dragon o Revell, altri davvero da censura come la serie proposta dall’Academy, molto rassomiglianti a delle caricature. Passando dal piccolo al grosso, c’è da citare la 1/24, proposta negli anni ’70 dall’Airfix e tornata in voga negli ultimi anni, grazie soprattutto a ditte come la cinese Trumpeter. Si tratta principalmente di soggetti della seconda guerra mondiale, caccia monorotori, gli unici che si prestano ad una riproduzione in questa scala in quanto le dimensioni restano sempre relativamente contenute, mentre il dettaglio è spinto al massimo delle possibilità
Modellismo e salute
Una delle cose che dobbiamo sempre tenere presente nel momento in cui ci accingiamo a fare un modello è che dobbiamo rispettare la salute nostra e di chi ci circonda. Da qui la regola numero uno: lavorare sempre in un ambiente ben aerato. Questo perché i solventi contenuti nelle vernici e nei relativi diluenti che usiamo per la pulizia di pennello e aeropenna sono altamente tossici, senza contare che emanano un tanfo insopportabile. L’ideale sarebbe lavorare sempre con indosso una mascherina, questo perché le vernici, soprattutto quando nebulizzate e spruzzate ad aerografo, sono altamente volatili e quindi vengono inalate in grossa quantità.
Ma non è questo l’unico appunto riguardante il modellismo e la salute: un altro elemento a cui bisogna prestare molta attenzione è il rischio, sempre presente, di ferirsi maneggiando il taglierino al momento di separare i pezzi dalle stampate. Per questo raccomando sempre la massima cautela nel maneggiare questi attrezzi. È inoltre raccomandato cambiare ogni tanto la lama, dal momento che una lama che non taglia più è sempre e comunque più pericolosa di una lama ben affilata: questo perché aumenta lo sforzo che si esercita sulla lama stessa ed è alto il rischio che essa si spezzi, con la possibilità di provocarsi tagli o peggio che i frammenti possano finire negli occhi.
Per certi assemblaggi –come avremo modo di vedere più avanti, al momento in cui affronto le tematiche specifiche relative al montaggio- è richiesto l’uso di colla cianoacrilica, per intenderci la classica Attack. La sua caratteristica peculiare, ovvero un assemblaggio robusto e rapido, è però fonte di grossi rischi qualora non la si maneggi con la dovuta cautela. Innanzitutto non bisogna inalarne i vapori, non sono propriamente il massimo della vita. Ma soprattutto evitare assolutamente il contatto con la pelle e soprattutto con gli occhi; i risultati potrebbero essere devastanti. In caso di contatto con la pelle, mettere subito la zona interessata sotto l’acqua calda e poi contattare un medico; in caso di contatto con gli occhi, contattare subito un medico.
Qualora, una volta divenuti più esperti e appurato che il modellismo è il vostro hobby, vorreste migliorare i vostri modelli ricorrendo agli accessori di miglioria in resina, ricordatevi che la polvere di resina che inevitabilmente si forma nel momento in cui viene lavorata per essere sgrezzata e rifinita è altamente tossica. Anche qui si consiglia di lavorare in un ambiente ben aerato se non in ambiente esterno e sempre con addosso una mascherina. Riassumendo quindi, possiamo dire che è necessario:
a) lavorare in un ambiente che sia ben aerato
b) prestare la massima attenzione nel lavorare con gli attrezzi da taglio e oggetti appuntiti in generale
c) prestare la massima attenzione quando si lavora con adesivi istantanei
d) prestare la massima attenzione con la polvere di resina; lavorare in un ambiente ben aerato o esterno
Alcune note generali per chi approccia al modellismo
Il modellismo non è precluso a nessuno, non esiste un mino di età né tantomeno un’età limite. Tuttavia sono necessari alcuni pre-requisiti, vere e proprie conditiones sine quibus non necessarie perché si possa ottimizzare il tempo che si dedica all’hobby. Quali sono questi punti fondamentali? Sono questi quattro:
· concentrazione
· calma
· pazienza
· un posto dove lavorare
La concentrazione è fondamentale, nel modellismo come in tutte le attività che ogni giorno facciamo; senza di essa perderemmo solamente del tempo. Sebbene sia un hobby, e quindi in estrema sintesi un divertimento come tanti altri, come potrebbe esserlo giocare a pallone con gli amici, tuttavia è richiesta estrema concentrazione. Sarebbe sgradevole, dopo aver lavorato per molte ore, scoprire che quanto si è fatto è perfettamente inutile perché in un momento di distrazione si è tralasciato un particolare in apparenza stupido ma poi rivelatosi fondamentale. Con questo non voglio dire che bisogna isolarsi dal mondo. Io stesso amo ascoltare musica quando faccio i miei modelli, ma essa deve essere solo un sottofondo. È chiaro che è impensabile fare modelli mentre c’è accesa la televisione. In parole povere, fare modellismo è un po’ come studiare. Sotto il concetto di concentrazione, si intende anche il lavorare in perfette condizione pisco-fisiche: mai lavorare controvoglia o quando si ha sonno. I rischi che si corrono sono molteplici, partendo da quello di rovinare irreparabilmente il modello fino ad arrivare a quello concreto e poco piacevole di farsi del male, dato l’elevato impiego di lame o oggetti appuntiti, soprattutto nella fase di pulitura e sgrezzatura delle varie parti.
Calma e pazienza sono fondamentali; il detto la fretta è cattiva consigliera è conosciuto da tutti e dovrebbe essere ascoltato e messo in pratica alla lettera. Nessuno ci corre a dietro, nessuno ci obbliga a completare dodici modelli all’anno e ai concorsi premiano quelli meglio realizzati e non quelli realizzati nel minor tempo possibile. Non avere fretta significa rispettare i tempi di asciugatura della vernice, lasciare che la colla faccia presa totalmente, che lo stucco sia del tutto essiccato prima di procedere alla carteggiatura. Sono piccoli dettagli che però alla fine si rivelano decisivi. È brutto scoprire orrende ditate lasciate sulla vernice fresca, oppure che i pezzi incollati si aprano nel momento meno opportuno, provocando spesso danni irreparabili. All’inizio della mia “carriera modellistica”, tradito dalla fretta e da incollaggi tutt’altro che impeccabili, mi capitava spesso che mi rimanesse in mano la fusoliera dell’aereo durante gli ultimi ritocchi dopo averlo verniciato. Cose che possono capitare, ma che si possono tranquillamente evitare.
Decisamente importante, infine, il tema dello spazio su cui lavorare. Ciò che serve è un ripiano libero, possibilmente da dedicare solo al modellismo. Lo spazio che adibiamo a nostro laboratorio, deve essere, come detto, totalmente libero da oggetti inutili. È poi preferibile, qualora si lavori su un piano che non è espressamente dedicato al modellismo, come ad esempio il tavolo della cucina o la scrivania della nostra stanza, mettere sotto un giornale o qualcosa che possa proteggere la superficie da sgradevoli macchie di colla e vernice che inavvertitamente possono cadere. Io sulla mia scrivania ho messo una tovaglietta di plastica, ma va benissimo anche la tela cerata che si trova nei negozi per casalinghi e costa davvero poco. Gli attrezzi del mestiere devono essere tenuti sempre a portata di mano e ordinatamente riposti. Evitate di sparpagliare a casaccio i vostri attrezzi, onde evitare snervanti ricerche che alla lunga fanno passare la voglia di fare modelli.
Dassault Rafale B - Hobbyboss 1/48

Il Rafale è il nuovo caccia della aviazione francese, diciamo la versione francese dell’Europeo EFA che invece equipaggerà le aviazioni dei quattro paesi che si consorziati, ovvero (in stretto ordine alfabetico) Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna. Come tutti i caccia Dassault fin qui prodotti, anche il Rafale si caratterizza per ali a delta e alette Canard; è dotato di un sofisticato sistema di avionica. I primi esemplari sono entrati i servizio con la Marina francese nel 2000 e hanno soppiantato i gloriosi ma ormai obsoleti Crusader. La versione B, è una versione da addestramento utilizzata dall’aviazione, che dispone anche della versione monoposto C da caccia. Qualche anno fa la Revell aveva commercializzato in 1/48 sia la versione M che la versione B. ora la ditta cinese Hobbyboss fa la stessa operazione, aggiungendo anche al catalogo la versione C. memore di aver costruito a suo tempo la versione navalizzata della Revell, non appena ho aperto la scatola mi sono trovato davanti a un qualcosa di già noto. Diciamo che i cinesi si sono molto ispirati al modello tedesco, e a un primo esame sembra che l’unica differenza stia nelle superfici di governo (flap, e timone) separati e posizionabili a piacere, caratteristica non prevista dal kit Revell. Ma analizziamo più nel dettaglio il kit, che si presenta in una scatola di dimensioni abbastanza grandi e il cui disegno presenta un bel Rafale in fase di decollo. Sempre in copertina ci sono le caratteristiche salienti del kit e grazie ad esse scopriamo che una volta terminato misurerà ben 32 cm di lunghezza e 22 di apertura alare, che si compone di 157 pezzi e che all’interno della scatola ci sono 8 stampate, di cui una in plastica trasparente. Sul kit vale quanto già detto sul Revell: un buon modello, con fini dettagli e e pannellature ben incise, buon dettaglio di interni e vani carrelli, mentre è davvero brutta la mancanza di un condotto per le prese d’aria, attraverso le quali si vede solo un’antiestetica voragine. Il montaggio (se dovesse mantenere le caratteristiche del Revell) non dovrebbe presentare problema alcuno. Le decals sono per i soli prototipi, ma ci sono in giro molte foto di esemplari operativi e non dovrebbe essere difficile rappresentarne uno. Vengono presentati due schemi mimetici, uno in grigio integrale H-308 Gunze e l’altro a chiazze H-307 su H-308. La mia intenzione, qualora riesca a procurarmi il foglio Model Alliance, sarebbe quella di fare un aereo con decorazione Tiger Meet, altrimenti ripiegherò su una delle decorazioni proposte dal kit. In conclusione un buon kit, anche se il prezzo di vendita mi pare troppo elevato per un prodotto che viene dalla Cina…
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MODELLO: Dassault Rafale B
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SCALA: 1/48
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MARCA: Hobbyboss
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ARTICOLO: 80317
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TIPO KIT: plastica iniettata
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PREZZO: 39 euro
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COSA VA: buon dettaglio, bel soggetto, fine incisione
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COSA NON VA: prese d’aria (vedi testo); prezzo
Ferrari FXX - Tamiya 1/24

Naturale evoluzione della Ferrari “Enzo” presentata nel 2002, la FXX fu presentata nel 2005 e subito stupì sia gli addetti ai lavori che gli appassionati di motori, per le sue notevoli prestazioni, ancora più spinte rispetto a quelle già notevoli della Enzo. Prodotta in soli 30 esemplari (di cui una personalizzata per Michel Schumacher), la FXX è un’evoluzione non omologata per la strada della Enzo. È una vera e propria vettura da corsa, con un motore V12 da 6200cc, capace di erogare la stratosferica potenza di oltre 800 cavalli!!!!Come detto, e come del resto le prestazioni farebbero supporre, non è propriamente una macchina con cui circolare tutti i giorni nelle congestionate strade cittadine, motivo per cui essa è stata destinata al solo uso in pista. I clienti (selezionatissimi e davvero fortunati!!!) partecipano a dei programmi di sviluppo in pista, e contribuiscono, mentre si divertono a scorazzare per le piste di tutto il mondo con questo capolavoro dell’ingegneria applicata all’auto, allo sviluppo della stessa auto e dei nuovi modelli ferrari. Insomma un po’ come essere i Massa o i Raikkonen della situazione, senza però l’adrenalina e rischi connessi alle competizioni! Una macchina così non può non colpire e affascinare, e penso che anche il meno interessato alle auto, non ne resterebbe indifferente.
È inutile dire che, fin dal primo momento in cui l’ho vista sulla stampa specializzata, ho sempre sognato di possederne una, ma dato che quella reale è del tutto esorbitante dalle mie possibilità, mi sono dovuto accontentare del modello! E devo dire che la Tamiya ha fatto un lavoro egregio. Come quella reale, anche il modello deriva dal precedente kit della Enzo, di cu sfrutta buona parte delle componenti (recensirò su queste pagine anche quel modello…). Si tratta di un kit bellissimo, sofisticato e dettagliatissimo, dal montaggio che si presenterà tutt’altro che agevole, anche se il nome Tamiya è garanzia di precisione di incastri e ottimo montaggio. Il problema infatti risiede nel gran numero di pezzi da montare (ben 181!), nella quantità di dettagli presenti, e dalla possibilità offerta dal kit di lasciare aperte le portiere (ad ala di gabbiano) ed i cofano per mostrare meglio il dettagliato motore.
Ma andiamo con ordine e partiamo dalla scatola, che si presenta con un elegante copertina a toni di nero/grigio, sulla quale troviamo oltre ad un disegno della macchina, anche la radiografia del kit, con tutte le caratteristiche, il numero dei pezzi e le stampate. Davvero un bel colpo d’occhio! All’apertura troviamo: una stampata color argento opaco per il motore ed i suoi componenti, una stampata rossa con i componenti della carrozzeria, la stessa carrozzeria stampata a parte, sempre in plastica rossa e divisa in quattro parti, due stampate trasparenti, tre stampate in nero. A completare il kit troviamo un sacchettino con le gomme, le decals, un foglio di mascherine pre-tagliate per la pittura del vetro, degli stickers adesivi in metallo, e quattro tubicini in metallo tornito a rappresentare gli scarichi! Quando ho aperto la scatola e mi sono trovato davanti tutto questo ben di dio, sono rimasto sbalordito.
Il libretto delle istruzioni è un libretto di 16 pagine, molto chiaro come nello stile Tamiya, che ci guida al montaggio attraverso 32 fasi. Un ultima nota sulla colorazione: le istruzioni danno le indicazioni per quella rossa, ma è possibile farla anche nera o gialla volendo. E io ho già un’ideuzza sul nero lucido….adoro le auto nere, sono le più belle!
In conclusione, un kit meraviglioso, di quelli che hanno prodotto in me due sensazione contrastanti al momento in cui ho aperto la scatola: da una parte la voglia di iniziarla subito, dall’altra quella di conservarla così com’è e di non montarla mai!
- MODELLO: Ferrari FXX
- SCALA: 1/24
- MARCA: Tamiya
- ARTICOLO: 24292
- TIPO KIT: plastica iniettata
- PREZZO: 55 euro circa
- COSA VA: ottimo dettaglio, pezzi ottimamente stampati, istruzioni chiare e complete
- COSA NON VA: prezzo assai elevato; montaggio non propriamente agevole per via della complessa scomposizione
The “MiG Eater”: i Tornado della RAF nel Golfo

IL TORNADO NEL GOLFO
La guerra del Golfo che vide impegnata una colazione internazionale contro le forze Irachene di Saddam Hussein che avevano invaso il Kuwait, fu il teatro di prova del multiruolo trinazionale Tornado, che combatté sotto le insegne della RAF inglese, della nostra Aeronautica e della Reale Aviazione saudita, portando a termine numerose rischiose missioni con perdite relativamente scarse (1 esemplare italiano, 1 saudita e 7 britannici). E il mio esemplare riproduce proprio uno degli esemplari impiegati dalla RAF in quella guerra. I Gr1 britannici impiegati furono in totale una trentina, provenienti dagli Squadron basati in Inghilterra e in Germania. Essi effettuarono svariate missioni, ricognizione, soppressione delle difese avversarie con missili anti-radar ALARAM e soprattutto attacco al suolo, con bombe convenzionali, a guida laser, dispenser di sub-munizioni JP-223. Come detto, furono persi in azione 7 esemplari, anche se in totale la RAF (anche con Jaguar e Buccaneer) ha effettuato oltre 6.00 missioni, con un tasso di perdite dunque molto basso. Si può dire che il Tornado ha superato a pieni voti la prova del fuoco e si è dimostrato una macchina molto efficiente.

MONTAGGIO
Il sogno di ogni modellista è quello di veder riprodotto il proprio soggetto preferito nella propria scala preferita. Io stravedo per il Tornado, soprattutto quello con le accattivanti livree della RAF, e la 1/32 è la mia scala preferita. La scatola Revell dedicata agli esemplari RAF è purtroppo fuori produzione e molto rara, e così non appena la ho adocchiata su e-bay, non ci ho pensato due volte e l’ho fatta mia. All’interno della scatola troviamo 7 stampate in plastica grigia (stile Matchbox, una in grigio più chiaro, le altre in grigio scuro) più una stampata di trasparenti. In totale sono 280 pezzi da montare. Le stampate base sono quelle dell’IDS tedesco uscito prima, a cui è stata aggiunta una stampata con i pezzi tipici degli aerei RAF, in sostanza i carichi alari e il telemetro laser da mettere sotto il muso.
Anche per questo modello ho scelto il montaggio da scatola, con l’eccezione dei sedili eiettabili, splendidi pezzi Paragon Designs in resina, e la struttura interna del tettuccio, un intrico di cavi e tubi, che nel kit Revell non è per nulla presa in considerazione, forse l’unico grave neo del kit tedesco, per il resto davvero molto ben fatto. Oltretutto, soprattutto in scala 1/32, è un dettaglio non da poco; forse sarebbe stato meglio avere l’interno del tettuccio, piuttosto che la rappresentazione del radar aperto, che oltretutto deturpa la splendida linea del Tornado. Comunque ho recuperato il dettaglio del tettuccio da un set in resina CAM, che contiene anche i vani avionica, non usati per lo stesso motivo di prima riguardo al radar.

Il montaggio comincia come al solito dall’abitacolo, composto da una dozzina di pezzi. Il colore di base è il grigio Lifecolor acrilico UA117, che ben riproduce il colore grigio azzurro tipico degli interni dei velivoli europei. Prima ho passato una mano di fondo di nero opaco sempre Lifecolor, per dare una sporta di preshading, dopodiché ho passato il grigio, in mani leggere e diluite. I seggiolini del kit sono molto validi, ma come detto, sono stati sostituiti da omologhi in resina Paragon, davvero spettacolari. Anche qui il colore è il grigio di base, i cuscini sono in Humbrol 159, le cinture in nocciola lifecolor, le fibbie in argento, il poggiatesta in nero semi-lucido Humbrol numero 85. Gli schermi radar sono stati completati con le apposite decals, i singoli strumenti invece ripresi all’interno con nero opaco e bianco per le varie lancette. Una goccia di trasparente lucido Humbrol simula perfettamente il vetrino. Seguendo poi l’abbondante documentazione in mio possesso, ho colorato i vari pulsanti in nero, bianco, giallo e rosso. Da ultimo, un lavaggio ad olio ed un drybrush in grigio RLM76 ha completato l’opera.

Finalmente si possono chiudere le fusoliere, non prima però di aver dipinto il pozzetto anteriore di bianco lucido e di averlo collocato nel suo alloggiamento. Come detto ho deciso di non rappresentare il radar aperto, e quindi ho unito e stuccato il radome alla fusoliera e il lavoro sul davanti per ora finisce qui. Attenzione ad appesantire a dovere il modello, salvo brutte sorprese; io sono riuscito a rimediare a montaggio finito occultando un po’ di pesi nello spazio fra il cockpit anteriore e quello posteriore, coperti poi dalla palpebra dei computer del navigatore. Passando alla fusoliera posteriore, ho eliminato gli occhielli che permettono ai piani di coda di ruotare contemporaneamente, un sistema troppo fragile e inutile, lasciando solo i perni; fisserò i piani solo dopo la verniciatura. Ho lasciato per il momento libertà alle ali di muoversi, le fisserò a verniciatura finita e ho dovuto omettere il pezzo che simula la parte terminale delle ventole, dal momento che osteggiava alla perfetta chiusa delle fusoliere. Ho fatto una piccola modifica a i piani di coda, in modo da poterli inserire a montaggio ultimato. Le ali non sono state fissate, per comodità di verniciatura, anche se a modello finito assumeranno la posizione a freccia minima (insomma…la configurazione che occupa più spazio!!). Una volta uniti i due tronconi di fusoliera e stuccate le fessure che si formano, si può passare alle prese d’aria, il cui interno è dipinto in un grigio chiarissimo, per il quale ho utilizzato il colore X-147 della Xtracolor; in alternativa si può usare l’Humbrol 196. Sistemate anche le prese d’aria, il montaggio è praticamente terminato e si possono sistemare tutti i dettagli minuti prima della verniciatura.
Si montano i carrelli che vanno dipinti in bianco così come i cerchioni, mentre le gomme sono dipinte nel classico Tire Black H-77 Gunze.

PITTURA
La pittura è molto semplice, in quanto si tratta di stendere il solo colore Desert Pink, perfettamente catturato dalla referenza Lifecolor UA089; non ho fatto alcun preshading, ma ho steso molte mano molto diluite. Prima di stendere il desert pink, tuttavia, ho realizzato con il grigio Humbrol 127 le zone delle ali da lasciare in questo colore. Per spezzare un po’ la monotonia del rosa ho poi scelto di realizzare un esemplare al r
